Striscia di Gaza: i morti palestinesi che scompaiono dalle cronache italiane

30/09/2010

Il mio ultimo pezzo per Infopal:

Mentre a Gaza gli obitori reiniziano a intasarsi e i becchini si scervellano per trovare nuovi metri cubi di terra ancora vuota da riempire, qualcuno a Gerusalemme ha dato l’aria di divertirsi un mondo.

La settimana scorsa in mondovisione, i sorrisi e le strette di mano fra il promotore e primo patrocinatore del movimento dei coloni Netanyahu e il pupazzo, indegno della bandiera che porta, Abu Mazen, stonavano parecchio con la realtà di Gaza, visti da qui sul campo.

I negoziati di pace stanno esportando più guerra di quanto preventivato nella Striscia: bombardamenti aerei, carri armati e cecchini israeliani al confine hanno provocato numerosi ferimenti e uccisioni dal 2 settembre a oggi. Non sono “cinque uccisi, fra cui tre civili e un miliziano” come scritto in un dispaccio ANSA del 15 settembre da Aldo Baquis, ma sono 6 gli ammazzati palestinesi fino al 24 di questo mese qui a Gaza, e tutti e sei sono civili.

A beneficio anche della distrazione dell’Ansa ecco i nomi degli uccisi in tempo di negoziati di pace:

4 settembre. Caccia F16 israeliani bombardano i tunnel di Rafah al confine con l’Egitto. Due lavoratori palestinesi muoiono per l’esplosione e il successivo crollo del tunnel. Sono Khaled ‘Abdul Karim al-Khatib, di 35 anni e Saleem Mohammed al-Harrab, diciannovenne, entrambi provenivano dal campo profughi di, al-Boreij.

12 settembre. Un carro armato al confine di Beith Hanou fa fuoco in direzione di tre pastori palestinesi che accudiscono le loro pecore. All’ospedale arrivano i cadaveri massacrati di Ibrahim Abdullah Mosa Abu Sa’id, 91 anni, Hosam Khaled Ibrahim Abu S’aid, 16 anni e Isma’il Waleed Mohammed Abu ‘Oda, di anni 17. L’esercito israeliano, che all’inizio afferma di aver colpito miliziani in procinto di entrare in azione, dinnanzi alle prove lampanti fornite dalle organizzazioni per i diritti umani non ha potuto fare altro che ammettere “l’errore”, o per meglio dire “l’orrore”. Senza che questo comporti nessun procedimento sostanziale contro l’ufficiale che ha dato l’ordine e il soldato che ha eseguito l’ennesima carneficina di civili.

15 settembre. Caccia F16 di nuovo in picchiata sopra i tunnel di Rafah mietono l’ennesima vittima civile, Wajdi Jihad al-Qadhi, 23 anni, che viveva nel campo profughi Yibna di Rafah. Questi i nomi dei 6 civili assassinati, ai quali va aggiunto Mansour Baker, un giovane pescatore ucciso venerdì, senza dimenticare le decine di feriti dal 2 settembre a oggi coinvolti nei bombardamenti e negli attacchi terroristici israeliani al confine.

Nell’articolo citato dell’Ansa ciò che lascia eufemisticamente interdetti è la prassi di prendere come cronaca i comunicati diramati dai portavoce dell’esercito israeliano, come fossero la cieca realtà dei fatti.

“Da Gaza miliziani palestinesi hanno sparato almeno due razzi verso il porto israeliano di Ashkelon e una decina di colpi di mortaio in direzione dei villaggi agricoli ebraici del Neghev. Per la prima volta, almeno tre proiettili contenevano fosforo”. Scrive Baquis, senza che gli aleggi nella testa il dubbio di dove diavolo sono andati a prenderselo il fosforo bianco i palestinesi che sotto assedio fanno fatica a trovare due mattoni e un secchio di cemento. Qualcuno ha ipotizzato il fosforo bianco fosse un residuo di quelle tonnellate che ci hanno scaricato addosso nel gennaio 2009 durante Piombo Fuso, ma non ci vuole un laureato in chimica per sapere che un proiettile del genere una volta sparato non può poi essere risparato. A meno che non si tratti di un messaggio volutamente simbolico, ma si dà il caso che gruppi armati di Gaza hanno smentito la bufala.

D’altronde, a prendere come notizie i comunicati dei vertici militari israeliani Piombo Fuso è stata un’offensiva contro Hamas, poco importa che poi il 90 per cento delle vittime sono state civili, compresi 350 bambini.

Il 17 settembre uno squadrone della morte israeliano è entrato prima dell’alba in una abitazione a Tulkarem e ha ammazzato nel sonno il leader di Hamas As’ad Shelbaya, sparandogli tre colpi a bruciapelo. Anche in questo caso i maggiori media occidentali hanno ripetuto la versione israeliana secondo la quale Abu Shaalbiyeh sarebbe “corso in strada in maniera sospetta verso i militari, nascondendo le braccia dietro la schiena” a differenza di quanto hanno raccontano familiari e testimoni secondo i quali si è trattata di una vera e propria esecuzione, avvenuta nella camera da letto di Abu Shaalbiyeh. Sul suo corpo non sono state trovate e armi e comunque sarebbe bastato osservare le foto della scena del delitto per intuire la sua fine:

Mentre, beffa delle beffe per i palestinesi, Abu Mazen incontra il premier israeliano nella sua confortevole casa di Gerusalemme, casa con vista sionista, come per assicurarsi un ruolo da suo maggiordomo a negoziati finiti, la società civile mondiale continua a fomentare il boicottaggio contro Israele, e la buona notizia di questa settimana viene dalla Gran Bretagna dove 6 milioni e mezzo di lavoratori tramite i loro sindacati si rifiuteranno di comprare merci prodotte nelle colonie illegali israeliane.

Alla conferenza annuale del TUC, il congresso della federazione dei sindacati del Regno Unito, che rappresenta la gran parte dei lavoratori inglesi, ha votato all’unanimità una mozione a sostegno del BDS movement.

Marterdì scorso, giorno dei negoziati, ci siamo recati al confine disarmati, per ricordare le ultime vittime e per rilanciare il messaggio del boicottaggio dinnanzi a Erez, il muro nord della prigione di Gaza.

I secondini israeliani ci hanno mitragliato senza negoziare alcuna umanità:

Restiamo Umani

Vittorio Arrigoni da Gaza city

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