Resistenze: Madeleine Kulab, la prima e unica ragazza-pescatrice che Gaza ricordi

27/10/2010

Il mio ultimo articolo per Il Manifesto:

Gaza fisherwoman

Ha occhi profondi come fondali inesplorati e una spinta subacquea da far supporre abbia piedi palmati, quando come una creatura marina sparisce sotto la superficie dell’acqua sembra far svanire anche l’ingombro del velo e dei vestiti pesanti, che la tradizione esige non si debbano levare neanche a nuotare.

E’ Madeleine Kulab, 16 anni, la prima e unica ragazza-pescatrice che Gaza ricordi.

Il padre Mohamed, rimasto invalido per una paralisi una decina di anni fa, ha dovuto appendere le reti al chiodo e ora la figlia ha preso il suo posto in mare.

“Veniamo da una famiglia di pescatori, la passione per il mare  e per la pesca si è tramandata da generazione a generazione. Vivevamo di pesca prima di essere scacciati nel ‘48 dall’attuale Ashkelon, continuiamo a vivere di pesca qui a Gaza” racconta il padre.

Un vivere più sinonimo di sopravvivenza, visto che l’assedio e il limite navigabile imposto da Israele (non oltre le tre miglia dalla costa) ha notevolmente impoverito i pescatori di Gaza. Secondo un recente rapporto della Croce Rossa circa il  90% dei 4.000 pescatori della Striscia vive sotto la soglia di povertà, e la loro situazione è in costante deterioramento.

I soli aiuti offerti dall’ONU non bastavano più  per la famiglia Kulab, così da tre anni a questa parte Madeleine ogni mattina verso le 6, un’ora prima di recarsi a scuola, spinge a remi  di poco al largo la sua minuscola imbarcazione e lancia le reti. Un rituale che si ripete quotidianamente anche al pomeriggio, poco dopo la fine delle lezioni: Madeleine nella cartella oltre ai libri tiene un ricambio di vestiti per gettarsi in acqua.

Il coraggio di far prevalere la necessità alla tradizione, e la creatività di inventarsi un nuovo mestiere per sopravvivere rappresentano un paradigma all’interno di questa regione ed a Madeleine hanno conferito stima fra le sue amiche e notorietà anche fuori dalla prigione di Gaza: “Non c’ è nulla di cui dovrei vergognarmi, cerco di portare a casa il necessario con cui sfamare la mia famiglia con dignità. Molte compagne di scuola sono invidiose quando esco in mare, a Gaza non ci sono molti svaghi per i giovani.”

Il pescato quotidiano che non supera mai i tre chili, è rappresentato per lo più da sardine e granchi, un ricavo incomparabile ai rischi corsi se si considera che l’ultimo pescatore ucciso dalle mitragliatrici israeliane, il 24 settembre scorso, era solito pescare nello stesso tratto di mare di Madeleine.

Quando la vado a trovare sulla spiaggia già due troupe di emittenti arabe sono intente a riprendere i suoi preparativi per la pesca, ma Madeliene non si è montata la testa, i suoi sogni sono gli stessi di una qualunque altra adolescente:

“Non mi allontanerà mai dal mare, il mio elemento, ma voglio diventare una stilista.”

Quelle mani oggi così abili a sbrogliare matasse di reti e a liberare crostacei troppo insignificanti per finire in padella, già si esercitano sul telaio e chissà un domani non ricamino su tessuti pregiati i richiami di una vita e di un mare sotto assedio.

Restiamo Umani

Vittorio Arrigoni da Gaza city