Primo palestinese ucciso da Gheddafi e ultimo ucciso da Israele

01/03/2011

Hassan Hatem Abu Mustafa, vent’anni, originario di Khan Younis, studente di ingegneria al secondo anno presso l’università di Misurata, nel Nord Ovest della Libia, è la prima vittima palestinese dell’insurrezione libica.

Secondo la testimonianza fornita dalla sorella, Abu Mustafa è stato ammazzato a sangue freddo il 25 febbraio dinnanzi alla sua casa di Tripoli da un gruppo di mercenari africani fedeli al regime di Gheddafi.

Abu Mustafa era impegnato nella disperata ricerca della zio, Omar, sparito quattro giorni prima, probabilmente rapito dalle milizie del dittatore libico.

Mentre Gheddafi dichiara di essere pronto a spalancare gli arsenali e a distribuire le armi a tutti i volentorsi che s’inventino partigiani per spazzare via dal paese “i ratti, i drogati e i malati mentali finanziati da Bin Laden”, i palestinesi della Striscia che hanno parenti in Libia sono sempre più preoccupati dalle notizie che trapelano e che raccontano di migliaia di vittime.

Ashraf, ex guardia presidenziale di Arafat, ha vissuto sei anni in Libia e cerca ogni giorno il contatto telefonico coi suoi cugini a Tripoli. Quando ieri l’ho incontrato, mi ha spiegato come anche nella capitale libica, secondo quando raccontano i suoi parenti, sono avvenuti bombardamenti aerei.

I 2.000 libici di Gaza, discendenti di quegli eroici guerrieri che vennero a combattere al fianco dei palestinesi negli anni ’40, attendono speranzosi la caduta di Gheddafi per poter rientrare in patria dopo decenni: il dittatore ha sempre impedito loro il rimpatrio.

Intanto anche sotto il cielo della Striscia non c’è da star particolarmente tranquilli: sabato notte insonne per gli abitanti della Striscia. I caccia f16 che mi hanno fatto sobbalzare dal letto planando sopra il porto circa alle 4:20, hanno bombardato due campi di addestramento della Jihad Islamica, a Khan Younis e Deir al-Balah. Fortunatamente nessun ferito, ma giustificato panico nella popolazione civile.

Nel pomeriggio di domenica la Striscia di Gaza ancora sotto attacco israeliano: bombardato di nuovo il campo di addestramento della Jihad  Islamica a Khan Younis, una casa abbandonata nei pressi del campo profughi Burej, e la zona nei pressi di un pozzo a Rafah. Secondi fonti mediche, 4 palestinesi sono rimasti feriti durante i raid aerei su obbiettivi civili. Fra questi, a Est di Rafah una giovane madre di 18 anni con la figlia di appena un anno e mezzo, ferita (fortunatamente non gravemente) da schegge alla testa.

Quasi contemporaneamente a questi attacchi, a Beit Laya, un lavoratore palestinese che stava recuperando materiale di riciclo nei pressi del confine, è stato colpito alle gambe dai cecchini israeliani.

Ieri ferito un civile da un carro armato a est di Rafah, e nel Nord della striscia un lavoratore impegnato nella raccolta di materiale di riciclo è stato ucciso da un cecchino.

I negozi di Gaza già espongono le bandiere della rivoluzione libica, come auspicio per questo vento di libertà che venga a spazzare via i cancelli di questa prigione.

E si arresti la mattanza.

Restiamo Umani.

Vittorio Arrigoni da Gaza

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