Mubarak Caino. (Manolo Luppichini e Osama Qashoo are free)

03/06/2010

Le vie dell’utopia sono zeppe d’incroci: i miei amici Manolo e Osama non si conoscevano prima di qualche ora fa, eppure si sono riconosciuti immediatamente come alleati dinnanzi allo squadrismo dei loro torturatori.

Ora sono tornati liberi, uno in Italia l’altro in UK, certi di ritrovarsi in futuro sulla strada che porta alla liberazione della Palestina.

Il mio pezzo per Il Manifesto di ieri:

L’ondata evocativa immane, di immagini di corpi innocenti che hanno gettato la vita e il sangue in mare nel compimento di una missione umanitaria si è percossa dirompente nella Striscia di Gaza. Scuotendo le parenti della prigione e scardinando il cancello di fuga a Sud.

Il confine con l’Egitto è liberato, aperto sia in entrata che in uscita a tempo illimitato per consentire il passaggio di malati, studenti e chiunque abbia un visto e un passaporto in regola, stranieri compresi. Una rara occasione per migliaia di uomini e donne con futuri e amori impigliati dietro una distesa di filo spinato, un speranza di salvezza per dei pazienti che se a Gaza sono incurabili, altrove sono guaribili.

Dall’inizio dell’anno, il valico è stato aperto solo 12 giorni, permettendo l’evasione dalla più grande prigione a cielo aperto del mondo solo ad una ritretta minoranza di privilegiati, e comunque senza mai permettere il passaggio di merci per risollevare una economia a pezzi. Ihab Ghussein, un portavoce del Ministero degli Interni di Hamas ha dichiarato la piena disponibilità del suo governo per agevolare la migrazione degli abitanti della Striscia. “Ci auguriamo che il valico resti aperto per sempre, e non solo per qualche giorno in risposta al massacro della Freedom Flotilla” ha concluso.

Se l’Egitto apre i confini, Israele spalanca di nuovo i cimiteri dentro la Striscia: 5 vittime oggi. Due palestinesi uccisi a Khan Younis nella mattinata e altri tre morti nel pomeriggio sotto i bombardamenti aerei a Beit Lahiya, nel Nord della Striscia.

Murad Muwafi, governatore egiziano del distretto del Sinai settentrionale, ha spiegato l’apertura di Rafah per “alleviare la sofferenza dei nostri fratelli palestinesi dopo l’attacco.” In realtà, se il presidente egiziano Mubarak è un fratello per i palestinesi, di nome fa Caino, essendo complice con Israele delle sofferenze di un milione e mezzo di persone durante un assedio lungo ormai 4 anni. Un Caino che non esita a gasare i lavoratori nei tunnel scavati a Rafah e a sparare ai pescatori, se di poco sconfinano nella ricerca del necessario di cui vivere. Che tortura gli attivisti palestinesi e seppelisce in carcere chiunque in Egitto sposi la loro causa.

La complicità a Israele e USA comuque l’Egitto se la fa pagare cara: 2 miliardi di dollari versati ogni anno dalla Casa Bianca al governo del Cairo, e soprattutto una protezione politica e militare che ha permesso a un dittatore come Mubarak di rimanere al suo posto per decenni dinnanzi a cento milioni di suoi sudditi che non vedrebbero l’ora di spezzare le catene.

Un complice fedele: su richiesta statunitense venti anni dopo la caduta del muro di Berlino l’Egitto ha iniziato la costruzione di un nuovo muro, che sprofondando parecchi metri sotto il confine si prefigge di soffocare il traffico di merci vitali nei tunnel palestinesi.

Più che per misericordia, sulla decisione di aprire il valico, presa da un fratello così ingrato, devono aver pesato le pressioni politiche esterne e una opinione pubblica mondiale che diventa decisa quando una campagna di boicottaggio ti sta con il fiato sul collo, se una delle tue principali industrie è il turismo.

Una campagna di boicottaggio all’Egitto, oltre che contro Israele, che aveva ottenuto una brusca accelerata nel gennaio di quest’anno, quando nell’anniversario del massacro di Gaza il governo egiziano aveva violentemente represso e impedito il passaggio del valico alle centinaia di partecipanti della Gaza Freedom March, mentre Al Arish diventava terreno di scontro fra polizia e attivisti del convoglio di Viva Palestina.

Nel valico di Rafah, sigillato dal giugno 2007 si era aperta una breccia il 23 gennaio 2008, quando miliziani mascherati avevano demolito il muro di confine facendolo saltare con l’esplosivo. Se ora i lucchetti cadono è per il sangue innocente versato da chi credeva più ai ponti che ai muri. Il loro gesto non è stato vano e le ripercussioni del loro sacrificio a beneficio del popolo palestinese sono più che percepibili.

La CNN turca riferisce di una nuova flotta di aiuti umanitari che si sta organizzando a Istanbul, e questa volta sarà scortata nel mediterraneo dalle navi militari di Erdogan.

Mentre gli occhi del mondo non si discostano un attimo dalla Striscia di Gaza, per Israele ed Egitto inizia il conto alla rovescia che vedrà scadere il loro regime d’impunità: a quanto pare è vero che gli assedianti si sono tramutati in assediati.

Restiamo Umani

Vittorio Arrigoni

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