Il primo assassinio mirato USA nella Striscia di Gaza

09/11/2010

Il mio articolo di ieri per PeaceReporter:

L’alone di mistero attorno al tipo di attacco che ha fatto saltare in aria l’automobile guidata da Muhamad Jamal Nimnim, mercoledì 3 novembre a mezzogiorno nel centro di Gaza city, pare svelarsi e lasciare il campo a inquietanti scenari.

Nimnim, 27 anni dal campo profughi di Shati, era uno dei leaders dell’ “Esercito dell’Islam”, e nel 2007 aveva fatto da mediatore con Hamas per il rilascio del giornalista britannico della BBC Alan Johnston, rapito dalle sue milizie.

Poco dopo l’esplosione che l’ha ucciso sul colpo, ferendo gravemente un altro passeggero con lui a bordo mentre transitavano vicino all’università islamica, i numerosi testimoni in strada avevano raccontato di non aver visto in cielo ne droni ne caccia f16 israeliani, cosa scontata prima e dopo ogni bombardamento aereo.

Quindi dapprima si era parlato con certezza di un ordigno sull’automobile detonato a distanza, evento raro a Gaza, ma con precedenti: in passato collaborazionisti d’Israele aveva infatti già compiuto attentati simili.

Dopodiché analizzando i resti della bomba e studiando il cratere creatosi dall’esplosione si era giunti a definire senza ombra di dubbio l’attacco come missilistico, sebbene sferrato da un mezzo militare invisibile e sconosciuto.

Infine durante una conferenza stampa la portavoce dell’esercito israeliano, oltre a definire Nimim una cellula di un gruppo terrorista infiltrato dalla Striscia di Gaza nella penisola del Sinai per progettare attentati a obbiettivi israeliani e statunitensi, aveva fatto sorgere sospetti inquietanti poi confermati dichiarando: “senza entrare specificatamente nei dettagli, posso dirvi che così come con altre forze alleate c’ è una grossa cooperazione militare e di intelligence fra noi e gli Americani”.

Alla domanda su come materialmente i militari Israele abbiano operato con l’esercito USA per uccidere Muhamad Jamal Nimnim il portavoce dell’IDF aveva preferito non rispondere.

Una risposta attendibile ce la fornisce oggi un sito web israeliano: Dabkafile. Secondo i giornalisti investigativi di questo sito vicino agli ambienti militari e spionistici di Tel Aviv, il missile che ha colpito l’automobile di Nimnim non è stato sparato da un mezzo militare israeliano bensì da una nave da guerra USA in navigazione sul Mediterraneo.

Sul come i servizi segreti israeliani abbiano potuto minuziosamente monitorare i movimenti del miliziano palestinese e passare informazioni così precise alle nave da guerra USA per colpirlo, a Gaza abbiamo le idee molto chiare.

Non è una coincidenza infatti che l’automobile su cui viaggiava Nimnim apparteneva al limitato parco macchine che Israele nell’ultimo mese ha ricominciato a far entrare dal valico commerciale di Kerem Shalom, dopo che dal 2007 le auto hanno sempre fatto parte della lista dei beni banditi dalla Striscia.

Israele sa benissimo che gli unici a potersi permettere automobili nuove a Gaza sono i leaders dei gruppi armati e lo sa bene anche Hamas, che infatti tramite il suo ministero degli Interni aveva già allertato gli acquirenti della possibile presenza sulle automobili di dispositivi di localizzazione.

Questo sarebbe il primo assassinio mirato statunitense nella Striscia di Gaza dopo che assassinii simili made in USA contro sospetti terroristi sono già avvenuti in Iraq, Yemen e Somalia.

Un caro e vecchio amico, Khalil, allargando le braccia sconsolato, ha così commentato l’esito della vicenda:

Non bastavano le bombe di Netanyahu, ora pure quelle di Obama.

Gaza è come una trappola per topi, contro cui la prossima volta spareranno dalla Luna”.

Restiamo Umani

Vittorio Arrigoni da Gaza city