Il 15 marzo esplode la rivoluzione palestinese

09/03/2011

Il mio pezzo di ieri per Peacereporter:

Dopo il vaffanculo ad Hamas, Israele, Fatah, ONU, UNWRA e il vaffanculo USA!, incipit del primo documento dei GYBO, i ragazzi di Gaza desiderano mandare a quel paese anche tutti quei media occidentali che in queste settimane hanno strumentalizzato il loro manifesto, il cyber-urlo di rabbia di una generazione di giovani palestinesi oppressa da un nemico esterno e soffocata all’interno da governi a corto di lungimiranza e poco rappresentativi.

Nel caffè degli artisti di Gaza city dove sono solito incontrarli, ho cercato di spiegare come molti giornalisti europei e americani sbarcano a Tel Aviv ed oltrepassano il valico di Erez con già il pezzo scritto in testa, e nella Striscia vanno a caccia di conferme contro il governo di Gaza. E in effetti, dal Guardian fino a, recentemente, La Stampa, il loro primo urlo di sfogo, magari ingenuo ma certamente genuino, è stato dipinto come un attacco diretto ad Hamas.

Questa mistificazione è stata poi raccolta ancora più ingenuamente e rilanciata da molti attivisti in Europa e nel mondo, specie da coloro che insistono a sostenere una fazione a scapito dell’altra ignorando che di fatto la rabbia della maggior parte dei ragazzi palestinesi non ha al momento alcuna rappresentanza politica. Addirittura alcuni da fuori dalla Striscia hanno accusato i GYBO di essere a libro paga di Abu Mazen e la sua cricca di collaborazionisti; intellettuali e attivisti seduti nei loro confortevoli salotti, che non si sono mai sporcati le mani del sangue e della sofferenza di un popolo in perenne lotta contro l’occupazione, e che non si scomodano neanche di approfondire le questioni su cui discettano con la protervia dell’onniscenza.

Dopo tutto, per sciogliere ogni dubbio sulla assoluta buona fede e autenticità del movimento GYBO non è necessaria un’indagine investigativa da premio Pulitzer, ma basta digitare sulla tastiera l’indirizzo del loro sito e leggersi il loro secondo messaggio, pubblicato ben 2 mesi fa, nel quale con forza rispedivano al mittente le strumentalizzazioni e le accuse di chi li ha additati di parteggiare per questa o quella fazione:

Non distorcete il nostro messaggio!

Molti attivisti rifiutano il nostro movimento e ci considerano come una macchina sionista perché nel manifesto, abbiamo denunciato Hamas – tra gli altri. E’ sempre sorprendente vedere quanto le persone sono brave a condannare senza nemmeno provare a capire. Vorremmo ricordare a tutti il nostro obiettivo: sì, siamo frustrati e stanchi di essere oppressi, uccisi, umiliati, ci è impedito persino di partire per studiare in altri paesi, sì, tutto ciò ci spinge a denunciare i partiti politici che ci governano, perché non ci aiutano in niente, noi denunciamo tutti i capi, non SOLO HAMAS. Siamo stanchi di questo status quo, da tutti i lati. Tutti i partiti politici hanno avuto il tempo e la possibilità di PROPORRE il cambiamento, ma non abbiamo ancora visto nulla.

Non stiamo chiedendo un colpo di stato, cerchiamo di essere chiari su questo. Noi siamo giovani che vogliono lavorare per il popolo, noi denunciamo la miseria in cui viviamo,  che ci spinge a denunciare la divisione delle fazioni, e di rifiutare la loro lotta, perché non ci stanno aiutando. Ma più di Fatah e Hamas, che sono palestinesi come noi, soprattutto, noi denunciamo l’occupante e il suo burattino, la comunità internazionale che non riesce, giorno dopo giorno, a compiere il suo dovere di imporre sanzioni a Israele.

I nostri sostenitori, i lettori, e quelli che non ci stanno sostenendo devono ricordare questo messaggio: abbiamo un unico nemico che è il sionista occupante. Speriamo che questo invito scuota i nostri leader politici, li svegli e ricordi loro che sono responsabili di noi! Spero che capiscano che ciò che vogliamo è l’unità e non più la divisione, perché ciò rende peggiore l’impatto terroristico israeliano sulle nostre vite.

Il nostro appello è un appello alla solidarietà, un invito ad agire pacificamente; ci teniamo tutti per mano e vi aspettiamo  per completare il legame. Aiutateci a lavorare per una soluzione migliore, AIUTACI a farlo!

E per favore notate che il team GYBO è stato bannato da qualsiasi intervento nella pagina facebook, vogliamo che tu vada lì e inondare la pagina con il tuo amore per la Palestina in modo che coloro che interpretano male il nostro messaggio ci abbandonino.

Amore e rispetto da Gaza

– Abu Yazan

Oggi i GYBO sono colonna portante del movimento 15 marzo, che si propone di portare sulle piazze della Palestina e nel mondo migliaia di persone, in una giornata che è stata battezzata non della collera, ma bensì della riconciliazione, con una forte e sensata richiesta di “End of division”, la fine della divisione fra Fatah e Hamas.

“Gaza, Ramallah, Jenin, Nablous, ma anche in molte città della Palestina del ’48 come Haifa e Tel Aviv, ci saranno manifestazioni e sit in, oltre che in tutto il mondo arabo e in Brasile, in Francia e in Italia” mi conferma Abu Yazan.

Gaza è in fermento, e mentre i ragazzi mi aggiornano sui preparativi, a Sud della Striscia, a Khan Younis e Rafah volantinaggi stanno informando la popolazione dell’evento.

“Buona parte delle famiglie beduine è dalla nostra parte e, in generale, non crediate si riverseranno in piazza solo giovani, ma bensì padri madri e nonni”, continua Abu Yazan, “abbiamo colloqui stretti con tutti i leader delle varie fazioni e sono i benvenuti con noi il 15 marzo, a patto che non espongono alcuna bandiera, se non quella palestinese, e non intonino altri slogan, se non quello che richiamino all’unità nazionale”.

I ragazzi sono ancora più motivati e certi della riuscita del loro evento, nonostante l’oppressione e l’intimidazione che a Gaza come a Ramallah inibisce la libertà di espressione: nella Striscia negli ultimi 2 giorni, la polizia di Hamas ha arrestato 12 giovani che distribuivano depliant e adesivi sull’evento.

Continua Abu Yazen: “la croce rossa ci ha fornito delle tende e l’idea è quella di restare accampati dal 15 marzo giorno e notte senza sosta (a dormire in piazza rimarrebbero solo gli uomini per non scandalizzare i dettami del governo della Striscia) fin quando Gaza e Ramallah non si siedano ad un tavolo comune. Alcune famiglie benestanti ci hanno promesso forniture di cibo e bevande, agli arghile provvederemo noi”, continua,“ci stiamo accordando con la polizia di Hamas e abbiamo predisposto un nostro servizio di sicurezza interna affinchè ogni atto di violenza o il semplice inneggiare contro il senso della nostra giornata sia inibito. Chiunque creerà disordine verrà allontanato dalla piazza”.

La rivoluzione dei giovani egiziani brucia nei loro occhi, e contagia la loro convinzione che fra una settimana il centro di Gaza City possa tramutarsi in una Tahrir Square gemella.

Che fanno sul serio non ci sono più dubbi, questo il loro documento:

15 Marzo “End the Division” – Giornata della riconciliazione

In nome del popolo arabo palestinese, dei martiri, delle vedove, degli orfani e dei familiari di quanti sono morti, delle migliaia di prigionieri nelle carceri israeliane e di tutti i palestinesi della diaspora, chiediamo a tutte le fazioni politiche di unirsi sotto la bandiera della Palestina per una riforma del sistema politico palestinese che si basi sugli interessi e le aspirazioni del popolo palestinese tutto, sia quello che vive in terra di Palestina che i profughi.

Il grave momento attuale che vede le continue incursioni di coloni israeliani, la sottrazione continua di terra palestinese nella città sacra di Gerusalemme e il perdurare del feroce assedio di Gaza ci obbliga ad essere ancora più uniti contro la brutale occupazione israeliana.

Abbiamo sentito il popolo palestinese chiedere elezioni legislative e presidenziali per porre fine alle divisioni. Certo, noi tutti vogliamo la riconciliazione di tutte le forze politiche ma desideriamo anche una ricostruzione completa dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), che comprenda tutte le fazioni, inclusa Hamas, e in questo nuovo assetto torni a lottare per la liberazione della Palestina, così come stabilito sin dalla sua fondazione.

Noi popolo palestinese (sia coloro che vivono in nella Palestina storica che i profughi) da sempre ascoltiamo ripetere che le azioni pacifiche basteranno a farci guadagnare la vittoria e a restituirci la terra, ma finora 20 anni di negoziati non sono serviti a farci ottenere la benché minima richiesta. La nostra gente vive sotto una occupazione brutale ed oppressiva, che sottrae la terra, viola i luoghi sacri, uccide i nostri figli. E tutto questo avviene mentre il mondo che ascolta e osserva continua a ripetere che la democrazia è al sicuro e i diritti umani sono rispettati! D’altro canto la resistenza non fa passi avanti, mentre più di un milione e mezzo di palestinesi vive sotto un un’occupazione così feroce che ai malati (compresi i figli dei leader della resistenza) sono precluse le cure mediche.

E’ necessario trovare un accordo: una riconciliazione è indispensabile per tutti i palestinesi di qui e per i sei milioni di profughi palestinesi che ancora sognano di tornare alle loro case sottratte loro dalla forza occupante, occupanti che comprendono soltanto il linguaggio della forza! Dobbiamo essere determinati, fare dell’unità il nostro punto di forza e concordare su una dirigenza indivisa che ci guidi sulla strada della liberazione, con orgoglio e dignità!

Ci appelliamo a coloro che governano in Cisgiordania e Gaza affinchè rispondano alle legittime richieste del popolo che sono:

1 – rilascio di tutti i detenuti politici nelle prigioni dell’Autorità Palestinese e di Hamas

2 – fine delle campagne mediatiche contro le altre fazioni

3 – dimissioni dei governi di Haniyeh e Fayyad per dare vita ad un governo palestinese di unità nazionale che sia l’espressione di ogni fazione politica e rappresenti il popolo palestinese tutto

4 – ristrutturazione dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) in modo da renderla inclusiva di tutti i partiti affinchè torni a battersi per lo scopo originario: la liberazione della Palestina

5 – annuncio del congelamento dei negoziati finchè non si raggiungerà un accordo tra le varie fazioni su un programma politico comune

6 – fine di ogni forma di collaborazione con il nemico sionista per quanto riguarda la sicurezza

7 – organizzazione in contemporanea di elezioni presidenziali e parlamentari nei tempi stabiliti da tutte le fazioni insieme

Ci mobiliteremo a partire da martedì 15/03/2011 alle 11:30 e andremo avanti finchè non saranno accolte tutte le nostre richieste. Raduni previsti nei seguenti luoghi (possibili variazioni):

Gaza: Piazza del Milite Ignoto

Ramallah: Piazza Manara

Tulkarm: Piazzale Gamal Abdel Nasser

Jenin: complesso di garage vicino al vecchio Cinema Jenin

Hebron: davanti all’ufficio del Governatore (Al Khalil)

Bethlehem: Piazza della Natività

Nablus: Piazza dei Martiri

Giordania e Libano: da definire

Nel mondo: davanti alle sedi diplomatiche palestinesi, in coordinamento con le comunità palestinesi in esilio.

La pagina Facebook del movimento 15 Marzo:

http://www.facebook.com/event.php?eid=200985693252117

e in inglese:

http://www.facebook.com/event.php?eid=127208357351300

Articoli collerati:

-15 marzo in Palestina: end of division

-La rivoluzione egiziana vista da Gaza

 -Se i Palestinesi si sollevano come gli Egiziani

 Il manifesto GYBO dei giovani di Gaza

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