Gaza: primi di maggio che sono tanti venticinque aprile

03/05/2009

“Dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in buonafede, più idealista, c’erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l’Olocausto;
dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c’era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto, ché di queste non ce ne sono.”

Italo Calvino

Curioso a Gaza,

festeggiare il primo maggio marciando dal centro città verso un parlamento ridotto in macerie dai bombardamenti, dentro la foresta mobile di bandiere rosse dei partiti politici di sinistra palestinesi,

festeggiare i lavoratori su di una terra dove il tasso di disoccupazione, a causa dell’assedio israeliano, raggiunge il 70% circa.

Un primo maggio vissuto con forti connotazioni da 25 aprile.

Vedere per credere:

Qui il lavoro non è infatti inteso solo come sopravvivenza,

ma vera e propria forma di Resistenza.  

Andare a coltivare i loro campi vicino al confine, per i contadini palestinesi a est di Khan Younis (ultimo ferito dai cecchini israeliani giusto ieri) significa rivendicare la legittima terra, l’identità, Il diritto all’autodeterminazione. In poche parole Restistenza, un 25 aprile che per il popolo palestinese si consuma ogni dannato giorno.

Il 25 aprile l’abbiamo onorato così a Gaza, 

a dispetto di chi in Italia vorrebbe depennare questa data dal calendario,

o peggio, se penso al governo attualmente in carica, farne una festa di tutti (il 25 aprile non è la festa di tutti, ma solo di quegli italiani che si riconoscono fedelmente nei valori della Resistenza e nel sacrificio dei partigiani caduti per la nostra libertà. Non certo la festa di quelli che fino all’altro ieri si facevano vanto di esser fascisti e sputavano sulle tombe dei nostri nonni resistenti morti, e che oggi non vedono l’ora di smantellare la Costituzione).

Oltre la Restistenza armata malearmata,

ci sono altra varie forme di Resistenza in Palestina,

quelle dei contadini che vengono uccisi per un mazzo di prezzemolo,

dei pescatori continuamente attaccati dalla marina israeliana a poche miglia dalla costa,

dei paramedici colpiti dall’artiglieria sulle loro ambulanze,

dei giornalisti martiri nello svolgimento del loro dovere.

Forme di Resistenza civile e non violenta che abbracciamo e sosteniamo noi internazionali qui a Gaza,

io con un occhio in Italia e a quelle tombe di partigiani morti.

Lapidi che mi hanno insegnato a non inginocchiarmi dinnanzi alla tirannia,

fascista o sionista che sia.

Restiamo Umani

Vik


Ps.

Ci provano sempre.

Ogni qualvolta in Italia la destra arriva al governo, torna alla carica cercando di far passare una legge che equipari i partigiani della Resistenza e i miliziani della Repubblica di Salò. Ricordando quale era il giuramento delle SS repubblichine:

“Davanti a Dio presto questo giuramento: che nella lotta per la mia Patria italiana contro i suoi nemici, sarò in maniera assoluta obbediente ad Adolf Hitler, comandante dell’Esercito Tedesco e, quale valoroso soldato, sarò pronto in ogni momento a dare la vita per questo giuramento”

Invitiamo a firmare la sottoscrizione di Art. 21:

http://www.articolo21.info/14/appello/no-allequiparazione-tra-partigiani-della.html

 

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