Gaza: mille giorni di assedio

09/03/2010

1.000 giorni

500 malati deceduti in attesa di cure

24.000 ore

1.500 000 i detenuti

1.440.000 minuti di assedio

e 1 mondo a voltare le spalle al lento genocidio.

Il millesimo giorno di assedio è stato celebrato marciando verso la parete nord della prigione, Erez, e siamo arrivati così vicino alle torrette dei cecchini come mai prima di oggi,

quasi da permettermi di chiedere un fiammifero per il mio sigaro ai soldatini di stagno israeliani.

Domani ci s’incammina per il giorno 1.001 più a Sud,
sui terreni che una volta erano floridi di ulivi e frutteti e ora sono costretti incolti, per rivendicare il diritto dei palestinesi di camminare sulla loro terra e ricordare, a chi vorrebbe Gaza piegata su se stessa, che la resistenza qui è alla massima potenza.

A 5 mesi di distanza dalla mia evasione dalla Striscia, a coloro che mi chiedono cosa trovo di mutato,
rispondo che identici sono i confini della prigione ed eguale, efferata, è l’oppressione cinica dei secondini.

Di nuovo e beneaugurante è semmai questo vento che non spira dal mare.
Lo zefiro di libertà che infuria in West Bank, nei villaggi di Bil’in, Ni’lin e Budrus, è arrivato a spazzare anche in quest’altra parte della Palestina, moltiplicando la partecipazione di chi seppellisce il kalashnikov per abbracciare la più temibile arma della non violenza.

Oggi i soldati israeliani non hanno sparato,
mentre l’assedio non ne vuole sapere di calare il sipario e uccide col silenziatore da ormai mille e uno giorni.

Restiamo Umani

Vik da Gaza city

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