Gaza: Farming under fire

21/07/2009

A Gaza il piombo non è più fuso, ma continua a piombarci addosso a intervalli regolari.

Dei semplici contadini,

che come ai tempi del neolitico raccolgono nei campi a mani nude, perchè in una Gaza sotto assedio è difficile persino dotarsi di una falce, se non quella della morte per implicito,

continuano a essere gli obbiettivi principali contro cui i cecchini israeliani combattano la noia della leva obbligatoria.

Un ulteriore videoesempio:

dal nostro blog comunitario:  http://farmingunderfire.blogspot.com/

Il post più commentato dell’intera esistenza di questo blog s’intitola:

Gaza: massacro o nani e pummarole?

In questo articolo mi accanivo contro i giornalisti embedded,

cioè con coloro che dalle prime pagine delle più importanti testate mondiali, o sulle prime emittenti nazionali (riferitemi fra i commenti, Pagliara cosa vi racconta di Gaza?, gli farei contare i punti di sutura sull’anima, prima ancora di quelli sulla pelle, entrambi forgiati made in Israel), non fanno altro che spacciare per reportage i comunicati  diramati dai vertici militari per i quali si stracciano le vesti. Senza pudore per la dignità umana.

Giornalisti intruppati come Lorenzo Cremonesi,

il quale sebbene fosse altrove, dalle colonne del Corriere della Sera farfugliava di guerriglieri palestinesi che si facevano scudo di civili sulle ambulanze e negli ospedali.

Così, molto candidamente, a voler giustificare il sistematico bombardamento di obiettivi civili da parte dell’esercito israeliano.

A queste calunnie, a questi veri e propri oltraggi sulle ossa dei morti ammazzati dai killer israeliani, avevo risposto senza remore facendo narrare l’orrore di ciò che i miei sensi di testimone oculare si erano riempiti fino a scoppiare di lacrime di dolore.

In particolar modo,

fra i vari  indiscrimanti crimini di guerra, mi soffermavo sul fatto che erano i soldati di Tel Aviv a utilizzare civili come scudi umani, e non la resistenza palestinesi nell’atto di difendersi.

Ora,

è lecito,

uno può anche non credere al primo Vittorio Arrigoni arrivato e nemmeno a tutte le più rispettabili organizzazioni per i diritti umani del mondo,

ma diviene sempre più ardimentoso sposare le tesi dei giornalisti embedded dopo che sono gli stessi soldati israeliani a fare outcoming e confessare i più efferati crimini.

Era successo a Marzo:

http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/esteri/medio-oriente-51/gaza-civili/gaza-civili.html

e più recentemente tramite  la  denuncia di “breaking the silence“, organizzazione di veterani  israeliani:sparavamo senza pensare ai civili

Il mio modesto “Gaza Restiamo Umani” si fa ogni giorno di più documento storico, che semplice cronaca di un inferno.


Restiamo umani

Vittorio Arrigoni