Cecchini israeliani festeggiano la giornata internazionale di solidarietà

05/12/2010

ll mio ultimo pezzo per INFOPAL.IT

Nel 1977 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite istituì per il 29 novembre la Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, come simbolicamente a risarcire lo strappo alla giustizia e ai diritti umani decretato dalla risoluzione 181 emanata lo stesso giorno trent’anni prima. Il 29 novembre del 1947 infatti la risoluzione 181 sancì la spartizione della Palestina storica in termini di aberrante ingustizia: agli ebrei di allora, meno di un terzo della popolazione e proprietari di meno del 6% della terra, fu concesso più della metà di tutto il territorio, e questo rappresentò la base per la creazione dello Stato israeliano e per la Nakba, l’inizio della pulizia etnica della popolazione palestinese ad opera del terrorismo sionista prima, e dell’IDF successivamente fino ai giorni nostri.

In occasione di questa giornata, lunedì una quarantina fra attivisti dell’International Solidarity Movement, giornalisti e volotari palestinesi di Local Initiative si sono recati a Beit Hanoun a dipingere graffiti sulle rovine degli edifici bombardati durante l’offensiva israeliana “Piombo Fuso”,  per rilanciare al mondo il messaggio di solidarietà alla causa palestinese e ribadire la necessità di boicottare Israele colpevole di crimini di guerra e contro i diritti umani.

Saber Al Za’anin, coordinatore di Local Initiative, ha espresso la necessità di un intervento più massiccio della società civile nel mondo per operare pressioni su Israele affinchè cessi l’occupazione e l’assedio di Gaza“: E’ di vitale importanza che sempre più internazionali supportino i palestinesi nella loro lotta di resistenza non violenta contro l’oppressore israeliano. Abbiamo dipinto le bandiere di diversi paesi del mondo in rappresentanza degli attivisti internazionali oggi presenti con noi qui a manifestare a Beit Hanoun. E’ ora di incrementare le manifestazioni nel mondo, i festival, le campagne di boicottaggio affinchè l’occupazione israeliana cessi, e cessino gli attacchi quotidiani subiti dai civili di Gaza da parte dei soldati delle forze di occupazione”.

Successivamente attivisti e volontari si sono incamminati in manifestazione verso il valico di Erez, nella stessa aerea nella quale solo 2 giorni prima 6 contadini sono stati feriti dai cecchini israeliani.

Fra gli internazionali presenti, anche il sopravvissuto al massacro della Mavi Marmara Ken O’Keefe, che ha piantato una bandiera palestinese vicino al confine e ha ricordato ai media gli attivisti turchi caduti per mano dei commandos israeliani, mentre nel Mediterraneo, in acque internazionali, dimostravano al mondo cosa significa solidarizzare con un popolo oppresso.

Ken ha anche denunciato il crimine dell’imposizione della buffer zone, che secondo un recente rapporto dell’ONU impedisce ai contadini palestinesi l’accesso al 35% di tutti i terreni coltivabili all’interno della Striscia di Gaza, i fondi più fertili: “quando civili vengono feriti e uccisi al confine mentre lavorano la loro terra o raccolgono materiali edili di recupero da edifici distrutti, giacché cemento e ferro sono banditi da Israele, ti rendi conto che il cosiddetto allentamento dell’assedio è pura propaganda di Tel Aviv.  L’assedio deve essere rimosso e gli unici che possono portare alla sua estinzione sono sempre più persone di coscienza disposta ad agire come noi oggi”.

Una volta giunti a circa 100 metri dal muro, cantando e sventolando bandiere, abbiamo udito grida minacciose di un soldato israeliano proveniente da una torretta militare poco distante. Nel momento in cui il gruppo si era già allontanando dal confine, a circa 500 metri, un cecchini ha iniziato a spararci contro una ventina di colpi: i primi proiettili sono sfrecciati ad un paio di metri dalle nostre teste.

Vera Macht, compagna dell’ISM, è rimasta leggermente ferita ad un piede nella fuga dagli spari.

Il video:

Restiamo umani.

Vittorio Arrigoni da Gaza city

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