Free Gaza Movement: terrorismo lungo le coste di Gaza

15/09/2008

Che cos’è il terrorismo?

Per un cittadino russo,
terrorismo è un kamikaze ceceno che si fa saltare in aria in un teatro di Mosca.

Per un ceceno di Grozny,
terrorismo sono le forze armate russe che hanno raso al suolo la sua città.

Per un soldato americano di stanzia in Afghanistan,
terrorismo è il mujaheddin che si va a schiantare su di una autobomba dinnanzi ad una base militare usa.

Per gli afghani che vivono  al confine con il Pakistan,
terrorismo sono le bombe NATO che da diecimila metri di distanza piombano sopra i festeggiamenti per un matrimonio,
riducendo in brandelli decine di civili.

Per un turista europeo in vacanza a Sharm El-sheickh,
terrorismo è l’attentato ad un villaggio turistico.
Per un egiziano che abita in un villaggio polveroso nel deserto a poche chilometri da quel paradiso artificiale,
terrorismo è vedere un governo che foraggia il suo potere dittatoriale con le entrate di migliaia di euro dall’industria turistica,
mentre i suoi figli muoiono d’inedia.

Come si vede, dare una risposta chiara e inappuntabile su cosa sia in realtà il terrorismo è piuttosto complesso,
perchè controversa è la domanda,
la risposta dipende strettamente da che parte le stragi le si osserva,
e da che parte si contano le vittime fra gli amici, i familiari.

Pochi giorni fa,
si sono consumate le tristi commemorazioni in ricordo delle vittime dell’11 settembre,
un giorno di lutto per l’umanità intera,
non solo per i cittadini di New York,
o per i cileni che ricordano le decine di migliaia di morti e i deparecidos,
del dopo golpe di Pinochet.

Io mi chiedo però quanti altri 11 settembre si consumano ogni giorno nel mondo,
e ogni giorno qui a Gaza,
dove un milione e mezzo di innocenti lentamente muoiono rinchiusi nella più grande prigione a cielo aperto che sia mai stata edificata.

Nel video, che prego di far circolare come il precedente,
un esempio tangibile di terrorismo che si manifesta quotidianamente al largo delle coste di Gaza.
Un terrorismo chiaro e inappuntabile,
che non permette repliche, incertezze nella sua definizione,
terrorismo made in Israel.

Gliel’hanno fatta pagare,
a caro prezzo,
ai pescatori che spesso scortiamo in mare laddove le acque sono più generose di pesce.

Lunedì 10 settembre, alle ore 17 circa, a meno di 6 miglia dalle coste di Gaza, in acque palestinesi,
una nave da guerra israeliana si è volutamente lanciata ad alta velocità contro uno dei nostri pescherecci,
quel giorno a pesca senza internazionali a bordo.

L’impatto è stato devastante per il fragile peschereccio palestinese (come documentano i danni visibili nel filmato),
la nave militare israelina è andata a sbattare sul fianco del peschereccio,
letteralmente passandoci sopra e rimpiombando in mare dalla parte opposta.
Visibili sulla prua i segni scavati dal legno delle turbine del motore della nave israeliana.

Fortunatamente,
il peschereccio stava pescando e quindi era ben assestato in acqua, altrimenti si sarebbe ribaltato conducendo a morte certa tutto l’equipaggio.
Ancora più fortunatamente, tutti i membri dell’equipaggio si trovavano a poppa, intenti a cucinare per il pasto che interrompe il digiuno del Ramadan, qui alle 18 pm. circa.

Sfortunatamente,
il danno per il proprietario del peschereccio ammonta a più di 50 mila dollari,
e impossibili sono riparazioni in tempi brevi, dato che nella Gaza sotto assedio non si trovano i materiali necessari.

L’unico ferito per questo folle attacco terroristico,
secondo fonti militari a Tel Aviv, è proprio un soldato israeliano,
dato che, per la manovra suicida della nave da guerra, ha seriamente rischiato la vita anche al suo di equipaggio.

Quotidianamente i pescatori palestinesi che escono in mare nell’intento di procurarsi di che sfamare i figli,
sono soggetti ad attacchi da parte israliana, che, contro ogni trattato internazionale,  e in palese fragranza di ogni diritto umano, impongono come punizione collettiva ai palestinesi una zona limite per la pesca di non oltre 6 miglia dalla costa.
Anche se spesso gli attacchi avvengono a sole 3 miglia al largo.

La nostra presenza, in quanto internazionali, e dotati di telecamere,
funge da deterrente a questi quotidiani crimini, terrorismo di matrice israeliana.

Un capitano mi ha riferito che, contattato via radio da una nave da guerra israeliana,
in ebraico, è stato minacciato: “quando gli internazionali lasceranno Gaza,
la nostra vendetta sarà atroce”.

Si pone quindi per noi l’essenziale necessità, per savaguardare la vita di questi civili innocenti,
di tenere sempre un gruppo di internazionali in pianta stabile qui a Gaza.

Il mio invito è quindi ai cittadini europei ed americani,
a venire quaggiù e ad attivarsi per la difesa dei diritti umani, aggregandosi a noi attivisti dell’ISM,
contro ogni forma di crimine, terrorismo israeliano,
per restare umani.

Restiamo umani

Vittorio Arrigoni

website della missione: http://www.freegaza.org/