Free Gaza Movement: contro ogni sabotaggio e mare avverso

16/08/2008

Guerrilla Captain? vedi altre foto.

Condurre una barca su docili onde come su di un mare molesto,
è un po’ come fare l’amore con una bella donna (l’utopia?).
Almeno,
per me così è stato.

A gambe larghe, il busto leggermente flesso in avanti,
le piante dei piedi nudi piantate sulla superficie consunta di legno della cabina di pilotaggio,
a sensibilizzare l’intero corpo su ogni minima oscillazione delle onde,
e di reazione compensare con il timone.
Armonizzare, essere una cosa sola, tu al timone, la barca ai tuoi piedi, l’immensa distesa d’acqua circostante che ti vorrebbe inghiottire.

Ascoltare il sussulto della carne liquida del mare,
il suo gemito quando battendo contro lo scafo ne inclina le assi.
Essere dominatori del mare, dominare,
e nel contempo saper ricompensare.

Non ho mai condotto alcuna imbarcazione in vita mia,
eppure resosi indisposto il nostro capitano libanese,
ed esausti Dereck e David, navigati marinai del nostro gruppo,
sono io che qualche giorno fa ho portato in porto a Creta la Free Gaza senza far danni. Ricevendo i complimenti per quello che viene identificato come un vero talento naturale.

Fra sabotaggi, (ebbene sì, vi sono riusciti)  avarie e condizioni marittimi avverse, ci troviamo ancora a metà strada dalla Grecia a Cipro.
Sfidando le impetuosità del mare, la Liberty ha provato a salpare oggi,
io sono ribalzato momentaneamente sulla Free Gaza, essendo un barcone meno agile abbiamo preferito attendere un mare più clemente.  Visti i continui contrattempi non sto qui a pronosticare il giorno dell’esatta partenza da Cipro per Gaza, quello sarà il mio ultimo post, il prossimo.

Ad alcuni di noi capita che trilli il telefono.
Numero occultato, e sono minacce di morte.
“Ciao O., hai deciso come vuoi morire oggi?”

Non vi sto a dire a chi ma non è successo solo ai palestinesi imbarcati con noi.
Non ci intimidiscono, andiamo avanti.

Da una telefonata di Michele Giorgio,
de Il Manifesto,
abbiamo mestamente appreso della dipartita di Mahoumd Darwish.
Avevo incontrato Maohmud qualche anno orsono al festival della letteratura di Mantova,
gli avevo stretto la mano, ringranziandolo per la sua intifida letterararia.
Per aver utilizzato la penna come un piccollo scalpello,
scavato fra le macerie di un campo profughi e saputo riesumare il fiore fossile della bellezza di un popolo antico e fiero, che anche senza passaporti nella sua poesia era visto, lasciapassare per qualsiasi biblioteca sparsa nei più remoti angoli del mondo.

Non ho perso tempo,
ho tirato su martello e chiodi,
e dal mio zaino ho estratto due suoi libri, Murales e Memoria contro l’oblio.
Li ho piantati a prua delle Free Gaza e della Liberty,
saranno la prima cosa che si troveranno di fronte i militari israeliani,
se cercheranno di arrestare la nostra missione umanitaria.
Saranno i versi di Darwish la nostra polena
e nessuna impresa sarà mai troppo epica con la sua poetica come esorcismo al terrore della morte violenta.

Versi e prose per rimanere umani quando la guerra riduce l’essere umano una poltiglia di
contaminante odio.

Restiamo umani

Vittorio Arrigoni

website della missione: http://www.freegaza.org/

ps.

ringrazio Rossana,
per il suo contributo monetario,
le casse continuano ad essere parecchio disidratate.
E di nuovo Lisa, per il suo Helder Camara, tonaca mai abbastanza compianta:

“quando si sogna da soli, a occhi chiusi, è solo un sogno. Ma quando si sogna, tutti insieme, a occhi aperti, ecco che il sogno diventa realtà.” (Don Helder Camara)

Annunci