Free Gaza: La cura

31/07/2008

La cura che quotidianamente prestiamo sin dal sorgere dell’alba, alla messa a punto delle barche per la nostra traversata è paragonabile solamente all’abnegazione per la difesa dei diritti umani che ci ha raccolti qui, sebbene cittadini di 16 nazionalità diverse, ci sentiamo tutti appartenere ad un medesimo emisfero del mondo, che ripudia la violenza che offende e che opprime, quel totalitarismo mascherato da leggitima difesa che reclude in una prigione a cielo aperto un milione e mezzo di persone, come oggi è ridotta la popolazione di Gaza.

Un ringraziamento speciale all’amico Pino Scaccia, che ha dato notizia sul suo blog della nostra missione, e ad Alì Rachid e Luisa Morgantini, oltre che a Noam Chomsky, che hanno espresso il loro supporto.

Questa sera vi introduco allarticolo di Anis attivista imbarcato con noi alla volta delle coste di utopia-libertà: Gaza (traduzione di Guerrilla-Nenna).

Restiamo umani

Vittorio Arrigoni

website della missione: http://www.freegaza.org/

Ps.

Un comunicato strettamente privato che mi preme rendere pubblico, destinato all’anonimato, ho dimenticato in Italia il tuo indirizzo mail, F.F., mia piccola felicità, mi è giunto sino a qui oggi stesso l’importo dell’assegno che hai generosamente elargito a favore della nostra causa. Un ausilio angelico, come della sostanza delle ali degli angeli è ogni tuo respiro, amica cara, devi sapere che proprio in queste ora ci siamo ritrovati subitaneamente in immediato bisogno di liquidi.

Restiamo umani

Vittorio Arrigoni
Gaza è o non è sotto occupazione? Le imbarcazioni di Free Gaza Movement stanno per scoprirne qualcosa in più

Anis Hamadeh, July 28, 2008

Per oltre due anni i confini che portavano a Gaza sono stati chiusi dalle forze militari israeliane. Da allora il milione e mezzo di palestinesi è sottoposto ad uno stato di assedio che da giugno è stato ulteriormente rafforzato. Israele ha dichiarato che le ragioni che giustificano questo assedio sono fondamentalmente i missili artigianali che vengono lanciati sul territorio israeliano dalla striscia di Gaza oltre che la presunta intenzione del governo di Hamas di distruggere Israele. Allo stesso tempo però i funzionari del governo israeliano sottolineano che l’occupazione della striscia di Gaza è in realtà terminata a settembre del 2005 con il ritiro degli insediamenti e dell’esercito israeliano e che la Striscia di Gaza non dovrebbe essere considerata un territorio straniero. Ma i fatti alla luce del sole dimostrano un’altra realtà.

L’assedio ha un effetto disastroso sulla situazione umanitaria di Gaza dal momento che  non rispetta i diritti umani, economici e sociali della popolazione. Più di 200 abitanti tra la popolazione civile sono morti a causa di queste restrizioni. Inoltre l’assedio a cui sono sottoposti ha fortemente limitato il rifornimento di cibo, medicinali ed altri beni necessari come il carburante, i materiali da costruzione o le materie prime necessari a sostenere vari settori economici. Le fabbriche sono state costrette a chiudere. Secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite il tasso di disoccupazione è il più alto al mondo. La UNWRA dichiara che il 60% della popolazione sopravvive grazie agli aiuti umanitari e chiede con urgenza che Israele riapra i confini. Inoltre l’attuale scontro tra Hamas e Fatah peggiora ulteriormente la situazione.

Recentemente la Commissione Europea ha stanziato 6.3 milioni di dollari da distribuire entro la fine dell’anno come aiuti diretti alla popolazione più povera. Allo stesso tempo, però, l’Unione Europea sostiene sia lo stato di soffocamento in cui la popolazione si trova sia il boicottaggio del governo palestinese eletto democraticamente, causando danni che purtroppo vanno molto oltre i 6.3 milioni di dollari stanziati. Nel tentativo di alleviare questo stato di dolore, alcune settimane fa una coppia palestino-scozzese è partita dalla Scozia con un camion carico di una tonnellata e mezzo di medicinali da portare nella Striscia di Gaza. Ad oggi Khalil Al Niss and Linda Willis stanno aspettando da giorni bloccati al confine egiziano dalla parte del muro a Rafah e non hanno ancora ricevuto il permesso di attraversare il confine. L’Egitto glielo impedisce.

Perciò, ci chiediamo, Gaza è o no sotto occupazione? In cosa consiste esattamente il cosiddetto “ritiro” dei militari israeliani? Per cercare di chiarire meglio questo punto due imbarcazioni partiranno da Cipro alla volta di Gaza intorno al 7 Agosto. Quaranta membri del Free Gaza Movement stanno per incontrarsi a Cipro per preparare le barche. Sono stati invitati a Gaza per rompere questo assedio dal Palestinian Medical Relief Society, il Gaza Community Mental Health Programme, il Palestinian Centre for Human Rights, il Palestinian Ministry of Youth and Sport e dalla popolazione civile. Legalmente Israele non dovrebbe inteferire con questa impresa dal momento che le imbarcazioni non entreranno nelle acque a sovranità israeliana né toccheranno porti israeliani. Navigheranno direttamente verso il porto di Gaza solo attraverso acque internazionali.

Alcuni si aspettano che le forze militari israeliane cercheranno di fermare le barche in modo da dimostrare ulteriormente che la popolazione di Gaza è prigioniera e senza alcun diritto umano né legale, fatta eccezione per i diritti che Israele decide di concederle, dimostrando così ancora una volta al mondo come le concezioni legali di Israele per gli israeliani valgano molto di più delle leggi internazionali e sui diritti umani. Ad esempio, secondo l’agenzia di stampa Maan, nella mattinata del 20 luglio alcune navi da guerra israeliane hanno aperto il fuoco contro imbarcazioni di pescatori palestinesi che si trovavano a nord e a ovest di Gaza City. La tipica giustificazione per azioni di questo genere è che Israele dichiara di temere che in tali aree ci possa essere contrabbando d’armi. Perfino il cessate-il-fuoco che Hamas e altri dodici gruppi affiliati hanno rispettato dal 19 giugno non sembra aver fatto alcuna differenza per Israele, fatta eccezione che ad oggi le incursioni israeliane si sono concentrate su Nablus e la West Bank. Nessuna di queste azioni militari si basa su fondamenti legali.

Il Free Gaza Movement è costituito da più di cinquanta persone provenienti da ogni parte del mondo che hanno scelto di agire secondo la propria coscienza per cercare di alleviare la crisi di Gaza portando ai suoi abitanti aiuti sociali e medici. Solo alcuni tra loro saranno a bordo della Free Gaza e della Liberty in attesa di essere accolti da circa una decina di imbarcazioni locali nei pressi della costa di Gaza. Alcuni dei partecipanti alla missione resteranno sulla terraferma a Cipro essendo parte dei gruppi organizzativi e degli addetti alla comunicazione con i media. Questa azione sarà un vero e proprio test che potrebbe aprire in futuro un ponte percorribile da altre barche.

I passeggeri a bordo delle due imbarcazioni, secondo le liste attuali, provengono dall’Australia, Canada, Cipro, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Israele, Italia, Libano, Pakistan, Palestina, Scozia, Tunisia, Regno Unito e Stati Uniti. Complessivamente tra loro si parleranno più di dodici lingue.

Tra I partecipanti ci sono marinai, giornalisti, avvocati, ingegneri, operai, infermieri, insegnanti, medici, professori, fotografi, religiosi, sommozzatori e attivisti non violenti. Ci sono musulmani, ebrei, cristiani e umanisti. Il più giovane ha 22 anni e la più anziana, Hedy Epstein, festeggerà il suo 84imo compleanno a bordo.

Hedy Epstein, dopo essere sopravvisuta al genocidio nazista, è diventata un avvocato per i diritti umani. Ha pubblicato le sue memorie in tedesco. L’avvocato ed esperto di comunicazione Huwaida Arraf sta pianificando di partecipare così come Anne Montgomery, una suora americana che ha lavorato con il Christian Peacekeeper Team nei territori occupati. Anche Jeff Halper dell’Israeli Committee Against House Demolitions (ICAHD) sarà a bordo. Dalla California giunge, tra gli altri, la nonna 74enne Mary Hughes-Thompson, questo sarà il suo settimo viaggio in palestina dal 2002. Ken O’Keefe, un marine e veterano della prima Guerra del golfo sarà tra i partecipanti. Il regista e musicista pakistano Aki Nawaz fa parte del team documentaristico che sarà a bordo e il dottore William “Bill” Dienst è il medico esparto che ha lavorato nelle cliniche di Gaza e vuole ritornare a lavorarci. Angela Godfrey-Goldstein che lavora con l’ICAHD e Machsom Watch sarà nel team a terra insieme a Uri Davis, un noto autore israeliano.

Molte organizzazioni internazionali e molti cittadini danno il loro supporto al progetto Free Gaza e riconoscono pienamente l’importanza della missione, tra questi ricordiamo Noam Chomsky e Luisa Morgantini, vice presidente del Parlamento Europeo. L’emerito arcivescovo Desmond Tutu ha scritto: “la pace e la sicurezza che noi abbiamo scoperto in Sud Africa non possono nascere dalla canna di una pistola … Dò tutto il mio supporto a questo gruppo e al suo progetto.” Il premio Nobel Mairead Maguire aggiunge: “Portate con voi le speranze e i desideri di moltissime persone in tutto il mondo.” La lista di coloro che hanno espresso il loro sostegno su www.freegaza.org attualmente viene aggiornata ogni giorno dal momento che la data si avvicina e l’attenzione del pubblico si concentra sempre più sull’iniziativa Free Gaza.

Il Free Gaza Movement è un progetto democratico, pacifista, non violento, umanitario e partecipato dalla società civile e non affiliato ad alcun partito politico. Alcune voci pubbliche hanno provato ad associarlo ad interessi di gruppi pro o anti qualcosa, dichiarazione che il gruppo smentisce con forza. In un email di uno dei partecipanti, Monir Deeb, si ritrova lo spirito dell’indimenticato conte Folke Bernadotte: “Il gruppo del Free Gaza sta investendo il suo tempo, denaro e sicurezza personale per alzare la voce contro l’ingiustizia. Sono le stesse persone che sono state accanto alla popoloazione ebraica durante i tempi difficili della persecuzione nazista”. E in effetti suo padre, di Gaza, dice Deeb, ha incontrato il diplomatico e mediatore svedese delle Nazioni Unite Bernadotte durante i negoziati in Sinai nel 1948.

http://www.anis-online.de/1/ton/49.htm

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