Free Gaza Movement: un video per denunciare i crimini israeliani in alto mare

05/09/2008

Per domani abbiamo organizzato un’altra battuta di pesca in alto mare,
ci porteremo a bordo il primo canale televisivo tedesco,
e alcuni giornalisti arabi.

Il mondo deve sapere, aprire gli occhi e reagire dinnanzi a ciò che avviene a poche miglia dalle coste di Gaza.

Nel video, ripreso da alcuni miei compagni, il mio peschereccio viene bersagliato da raffiche di mitragliatrice da una nave da guerra israeliana.

Questi crimini contro l’umanità, di cui Israele si macchia, avvengono pressochè quotidianamente, omicidi e ferimenti di pescatori palestinesi che si allontano oltre le 3 miglia dalla costa, limite illegale imposto dalle Autorità israeliane, nonostante gli accordi di Oslo abbiano fissato a circa 20 miglia dalla linea costiera il limite massimo di allontanamento e le 12 miglia, sancite dall’Accordo Bertini, stipulato nell’Agosto 2002 tra le Nazioni Unite e Israele.

La nostra presenza, in quanto internazionali, qualche giorno fa ha scongiurato morti e feriti fra i palestinesi,
ci auguriamo che l’ulteriore presenza di telecamere funga da deterrente a qualisiasi azione criminale da parte israeliana.

Noi, pacifisti, accompagneremo al largo, non oltre dieci miglia dalla costa,
pacifichi pescherecci che con la loro attività rappresentano uno degli unici sostentamenti possibili all’interno di un’economia schiacciata dall’assedio in cui è costretta Gaza.

Negli anni ’90, quando le barche dei pescatori potevano allontanarsi di circa 12 miglia nautiche dalle coste della Striscia, i pescatori riuscivano a portare a riva, rivendere e anche esportare fino a 3.000 tonnellate di pesce ogni anno. Solo nel  2007 circa 500 tonnellate di pesce all’anno sono state pescate in tutto dagli oltre 3.500 pescatori professionisti lungo i 40 km costieri della Striscia a Gaza; di questi, solo 700 sono ancora impiegati in un settore che dava lavoro ad almeno 40.000 persone, tra meccanici, pescivendoli e migliaia di famiglie di pescatori locali.

I pesci nelle acque vicino alle coste della Striscia sono davvero pochi, inquinamento ed eccessivo sfruttamento hanno reso le acque sterili, per questo anche domani porterò al largo i pescherecci e speriamo in un’altra pesca miracolosa, basterebbe allontanarsi fino a 20 miglia più a largo per incontrare, in primavera, i branchi di sardine che migrano dal delta del Nilo fino alle acque della Turchia, mentre già a meno di sei miglia della costa è difficile incontrare i grandi movimenti di pesci. Secondo il Palestinian Centre for Human Rights, Israele in realtà non ha mai consentito ai pescatori di Gaza di spingersi fino alle 20 miglia sancite dagli Accordi. I pescatori di Gaza denunciano che non possono allontanarsi di oltre 2,5 km senza correre il rischio di essere bersaglio degli spari israeliani, di vedere distrutte le loro reti e le loro barche, mentre le pattuglie israeliane li costringono a rientrare a riva: una situazione che va avanti sin dal 2003 e che si è aggravata negli ultimi anni con addirittura razzi ed elicotteri israeliani impiegati contro i pescatori. Le navi militari israeliane secondo il Sindacato dei pescatori di Rafah, nel sud della Striscia, pattugliano il mare 24 ore al giorno, sette giorni su sette, con il pretesto della sicurezza e del contrasto al traffico di armi. Nel corso del 2007 oltre 70 pescatori di Gaza sono stati arrestati, le loro barche distrutte, insieme a reti ed equipaggiamenti da pesca. Per mesi migliaia di pescatori non hanno avuto il permesso di lasciare il porto.

“In un rapporto pubblicato dall’israeliana Bet’selem sono state raccolte le storie di alcuni pescatori. Isma’il Basleh il primo gennaio del 2007 era in mare con il fratello Samir e con l’amico Aymen al-Jabur. Stavano pescando quando in lontananza hanno visto avvicinarsi una nave da guerra israeliana che si è fermata a meno di trenta metri da loro e ha cominciato a sparare in aria. Il capitano della nave israeliana ha in seguito ordinato a Isma’il di seguirlo per 6 km e mezzo, quindi di spegnere i motori, togliersi i vestiti e nuotare nell’acqua gelida fino a loro. Ma la nave si allontanava e Isma’il rischiava di annegare. Il seguito della storia riportata da Bet’selem racconta di braccia e gambe legate, di minacce e intimidazioni, di privazione del sonno, di trattamenti degradanti e disumani. Anche Adnan al-Badwil ha descritto la sua disavventura: in mare, con il fratello alle cinque del mattino avevano appena tirato in barca le reti con il pesce quando hanno sentito nell’oscurità degli spari. La barca, colpita, ha cominciato a vacillare ed entrambi sono caduti in acqua. In tre dell’equipaggio sono stati feriti da frammenti di proiettile e ricoverati per tre giorni in ospedale.
Ma malgrado i rischi per la loro vita, i pescatori di Gaza vanno in mare e cercano di sconfinare dai 3 km, per poter vivere. Oggi però possono portare solo barche a remi, non c’è più combustibile a Gaza e non perché, come succede anche da noi il prezzo è salito alle stelle, ma perché Israele non permette l’entrata a Gaza del combustile continuando un embargo che è punizione collettiva di un intera popolazione.”

Dedicheremo la nostra giornata di pesca ai tre pescatori che qualche giorno fa sono stati arrestati e, contro i dettami del ramadan, costretti dai soldati israeliani a mangiare e bere interrompendo così il loro digiuno.

Soprattutto la dedicheremo ai due pescatori feriti di recente, Mohammad Ani Assultan,
19 anni, e Hussam Assultan di anni 32, colpito alla testa, che versa in condizioni critiche.
Questi crimini non possono restare ancora sotto silenzio.

Vi prego di far girare il video.
E di restare, a terra come in mare, restare umani.

Restiamo umani

Vik


website della missione: http://www.freegaza.org/

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