In viaggio per lenire la catastrofe innaturale di Gaza

25/07/2008

Si apprende così tanto dal proprio dolore
nel sondare le radici dell’urlo,
setacciando le cocenti delusioni,
seppellendo i propri morti,
giorno per giorno,
cadavere per cadavere, cicatrice per cicatrice,
le vittime delle speranze incolte,
costatando che le illusioni non sono altro che stelle comete di un firmamento fossile,
sogni cadenti, appunto, suicidi.

 

A frequentare il dolore si diventa come laureati in dolore,
senza mai aver frequentato alcuna facoltà universitaria,
se non la propria esistenza, avara di gioie, generosa di asperità,
di cruda amarezza.

Per alcuni il destino è benevolo,
per altri cinico e beffardo.

Quale destino è più cinico e beccamorto dei palestinesi imprigionati a Gaza?

Ci sono vite più spendibili di altre,
più dedite al sacrificio avendo testato sulla propria pelle tutta la sofferenza del mondo, e non riuscendo a scrollarsela di dosso,
si impegnano per prevenirla, lenirla a chi sta più a cuore.

Sulla mia stessa barca,
solcando onde di una marea di speranza,
di giustizia, di legalità per un popolo oppresso,
ci saranno dei docenti del dolore, tre settantennni vittime sopravvissute alla Nakba, la catastrofe palestinese del ’48,
e Hedy Epstein, ebrea 84enne sopravvissuta all’Olocausto.
Veri e propri docenti in disperazione ed esilio,
che hanno impegnato la loro longeva vita affinchè disperati non ce ne siano più come loro.

E’ inconcepibile voler far pagare l’irrisarcibile prezzo della tragedia dell’Olocausto al popolo palestinese,
ma l’inerzia della comunità internazionale,
se non una vera e propria complicità ai crimini perpetrati da Israele, paiono voler avvalorare questa tesi.

Noi, attivisti per i diritti umani e operatori umanitari, che per il nostro operato pacifista e non violento in Palestina siamo stati arrestati, incarcerati, e processati dalle corti israeliane, se non uccisi, abbiamo condiviso giorno per giorno, lutto per lutto, devastazione dopo devastazione, tutta la tragedia di un popolo oppresso ma mai eppoi mai piegato alla resa dinnanzi al lento ma costante genocidio messo in atto da Israele.

Per tutto quello che abbiamo convissuto, e imparato dai palestinesi, una lezione di stoica resistenza, di umanità generosa, di umiltà fiera, non possiamo voltare le spalle dinnanzi alla loro tragedia, “la questione morale dei nostri tempi”, come dice Nelson Mandela.

Oltre ai premi Noberl per la Pace Desmond Tutu e Jimmy Carter, anche un altro premio Nobel per la Pace, Mairead Maguire, ha recentemente espresso il suo sostegno alla nostra missione.
Il regista inglese Ken Loach ci ha inviato un contributo in sterline e ha espresso il suo supporto.

Su questo sito non siamo soliti chiedere denaro, ma i compagni di Free Gaza Movement mi comunicano che alla vigilia della partenza siamo sotto di alcune migliaia di dollari, per cui chiedo a chi ne ha la possibilità di versare una piccola somma  tramite questo indirizzo:
http://www.freegaza.org/index.php?module=our_mission

Il fine della nostra missione è quello di rompere l’assedio in cui è imprigionata Gaza, aprire il suo porto, restituirle sovranità, un barlume di libertà.
Oltre a portare con noi delle reti, se riusciremo a sbarcare, per prima cosa vorremo scortare a pescare con noi i pescatori palestinesi, desideriamo andare ad aiutare nelle scuole, negli ospedali, sulle ambulanze.
Sulla via del ritorno verso Cipro, vogliamo portare con noi tutti quei palestinesi che necessitano di cure mediche urgenti ed immediate.

Ci sono terribili catastrofi naturali a questo mondo, come terremoti e uragani, inevitabili.
A Gaza è in corso una catastrofe umanitaria perpetrata da Israele ai danni di un popolo che vorrebbe ridotto alla più completa miseria, sottomissione.

Il mondo intero non può ignorare questa tragedia, e se lo fa, non includeteci in questo mondo.

Chiediamo solo che alcune semplici imbarcazioni approdino a Gaza con il loro carico di pace, amore, empatia,
che a tutti i palestinesi siano concessi gli stessi diritti di cui godono gli israeliani, e qualsiasi altro popolo del pianeta.

Vittorio Arrigoni
(attivista per i diritti umani e blogger)

website della missione: http://www.freegaza.org/

Ps:
Fra i commenti di questo post troverete una mia ulteriore lettera-comunicato, che vi prego di far girare sui vostri blog o siti internet, il buon esito della nostra missione sta anche nel fatto di quanta maggiore copertura mediatica riusceremo a canalizzare.

Lasciando quest’oggi l’Italia
ringrazio tutti quanti voi per gli attestati di stima e gli auguri di buena suerte.
Di entrambi farò tesoro fra qualche giorno quando mi metterò in cammino,
o meglio, in  navigazione.
Alcune vite sono davvero più spendibili di altre,
e sono convinto che cercare di lenire il dolore di un intero popolo oppresso da più di 60 anni,
se è una buona ragione per vivere,
lo è anche per morire.

Restiamo umani

Pace ed empatia.
Vik