Free Gaza Movement: a vele spiegate

08/08/2008

Liberty, il nostro vascello più piccolo,
sta viaggiando a vele spiegate verso Creta, sabato ci sarà un’attesa conferenza stampa,
inviteremo a bordo la stampa internazionale.

Free Gaza, l’imbarcazione più grande, è fuori in alto mare a compiere gli ultimi test di navigazione.
Mai mi sarei immaginato che armonizzare tutti gli strumenti di rotta fosse così complicato, come accordare un’orchestra sinfonica.
Per fortuna con noi c’è Paul Larudee, coofondatore del Free Gaza Movement, di professione accorda pianoforti.

Mi comunicano che sono molte le testimonianze giunte di affetto e vicinanza,
ringrazio vivamente tutti coloro che si stanno spendendo affinchè questa nostra missione non scada nell’anonimato.

Numerosi palestinesi da ogni parte del mondo ci hanno chiesto un passaggio,
uomini e donne esuli di Gaza non rivedono la famiglia anche da più di dieci anni. A questi fratelli prometto che una volta riusciti a rompere l’assedio, tornati a Cipro, organizzaremo subito un altro convoglio, e ci sarà posto per tutti (ti ho dato la mia parola, Khalil).

Una terza barca seguirà la nostra impresa,
l’equipaggio è composto da molti giornalisti. Ci hanno chiesto di poter essere accreditati, fra gli altri, Alan Johnston, il reporter della BBC rapito l’anno scorso proprio a Gaza da un gruppo di estremistri islamisti e rilasciato soprattutto grazie alle pressioni esercitate da Hamas.

Penso che sia ormai noto ai più che  Luaren Booth, cognata di Tony Blair fa parte della nostra ciurma.

Grazie a Valentina ci è arrivato fino a qui l’incoraggiamento di Wafa,
suo carissimo amico palestinese che vive presso il campo profughi di Al Shatee.
Wafa sarà fra le decine di migliaia di palestinesi pronti a riceverci al porto di Gaza.
Queste le sue letterali parole:

“Al di là delle provviste che porterete, nei nostri occhi vedrete la vittoria di avere una risposta alla nostra soffocata richiesta di vita, una forma di rispetto al nostro stato di sopravvivenza e un gesto , un je accuse verso i veri assassini delle libertà,
certo che ce la farete..”

Sappiamo che sono parecchi i palestinesi di Gaza a pensarla come Wafa, nel mio peregrinare in Palestina mi sono sempre accorto che le sofferenze provocate dalla efferata occupazione israeliana, sono ulteriormente aggravate da questo sentimento di abbondono, lo sconforto nell’apprendere giorno per giorno che il mondo si è quasi completamente disinteressato alla tragedia palestinese.

Io ho la speranza che ce la faremo, non la certezza.
Ma sono sicuro che qualsiasiasi cosa succeda al largo di Gaza,
stiamo facendo la cosa giusta, legalmente e umanamente.

A volte le utopie si concretizzano.
E se non si concretizzano, anche in quel caso servono.

“L’utopia è come una bella donna all’orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Faccio dieci passi e la bella donna si sposta di dieci passi. Per quanto cammini, mai la raggiungerò. A cosa serve l’utopia? Serve a questo: a camminare, ad andare avanti”.

Andremo avanti noi, ci verranno incontro le speranze spezzate dei palestinesi, nella certezza che c’è ancora un angolo di mondo che è interessato ad ascoltare il loro pianto, che desidera ardentemente lenire il dolore,
e per far questo è disposto ad assumersi ogni rischio.

Quello che  rischia di più fra noi è Jeff Helper, di cui vi presento il comunicato.
Dei 4 cittadini israeliani coinvolti nella nostra missione, è l’unico che effettivamente sarà imbarcato (gli altri resteranno a Cipro a coordinare i media). Jeff, attivista pacifista del comitato israeliano contro la demolizione delle case palestinesi, rischia fino a 20 anni di reclusione se viene arrestato.

Ma Jeff, come me, come tutti noi, ritiene che la causa dei diritti umani è un valore per cui è giusto impegnare la vita, qualsiasi rischio ciò possa comportare. Per restare umani.

Restiamo umani,

Vittorio Arrigoni.  

 

website della missione: http://www.freegaza.org/

i nostri volti su

http://www.flickr.com/photos/29205195@N02/page3/

Un Ebreo israeliano a Gaza: comunicato di Jeff Halper

Il 5 Agosto 2008 salperò con una delle 2 barche del Free Gaza Movement da Cipro verso Gaza.

La missione è spezzare l’assedio israeliano, un assedio assolutamente illegale che ha costretto un milione e mezzo di palestinesi in condizioni sciagurate: prigionieri nelle loro stesse case, esposti ad ogni violenza militare, privati delle necessità basilari per vivere, spogliati di ogni fondamentale diritto umano e della dignità.

La nostra iniziativa vuole smascherare la falsità delle dichiarazioni israeliane, che affermano che non c’è alcuna Occupazione in atto, o che l’Occupazione si è conclusa con il “disimpegno delle forze armate” o che l’assedio non ha nulla a che vedere con la questione “Sicurezza”.

Così come l’Occupazione della West Bank (Cisgiordania) e di Gerusalemme est, dove Israele ha posto sotto assedio città, villaggi ed intere regioni, l’assedio di Gaza è politico! Ha l’intento di isolare il Governo Palestinese democraticamente eletto e spezzare la sua capacità di resistere ai tentativi israeliani di imporre un regime di apartheied nell’intero paese.

La nostra missione non parte solo dall’obiettivo di portare aiuti umanitari, sebbene siano previsti aiuti ai bambini.

Rifiutiamo il concetto che la popolazione di Gaza sia sofferente a causa “di una crisi umanitaria”.

In realtà le loro sofferenze derivano da una precisa e deliberata politica di repressione a loro imposta dal mio Governo, il Governo di Israele.

Questo è il perché, io, un ebreo israeliano, mi sono sentito obbligato ad unirmi a questo importante tentativo.

Come persona che cerca una giusta pace anche con coloro che mi sono sempre stati rappresentati come i miei nemici, data la mia preoccupazione per i diritti all’autodeterminazione dei palestinesi e per il fatto che l’Occupazione sta distruggendo il tessuto morale del mio paese, io non posso permettermi di stare passivamente da parte.

Un atteggiamento del genere significherebbe essere complici di comportamenti israeliani, che si pongono all’opposto della vera essenza della religione, della cultura e della morale ebraica.

Israele ha, ovviamente, delle legittime preoccupazioni circa la propria sicurezza, e gli attacchi palestinesi contro civili in Sderot ed altre comunità poste al confine con Gaza non possono essere ammessi.

Secondo la IV Convenzione di Ginevra, Israele come “Forza Occupante” ha il diritto di monitorare i movimenti dell’esercito a Gaza, come questione di “Urgente necessità militare”.

Come persona che cerca di far terminare questo infinito conflitto attraverso mezzi non violenti, non ho obiezioni che la Marina israeliana abbordi le nostre imbarcazioni in cerca di armi, anche se so che questo non è il parere di tutti i partecipanti a Free Gaza. Ma questo è il limite invalicabile.

Il diritto internazionale non dà ad Israele alcun diritto di imporre un assedio più ampio, in cui la popolazione civile viene danneggiata.

Non ha alcun diritto di ostacolarci, di impedire a  persone, che navigano in acque internazionali e palestinesi, di raggiungere Gaza, soprattutto dal momento che Israele  ha dichiarato che non c’è più occupazione in Gaza.

Una volta che la Marina israeliana si è convinta che noi non rappresentiamo un pericolo per la sicurezza, noi ci aspettiamo ragionevolmente di poter continuare il nostro pacifico e legale viaggio verso il porto di Gaza.

Gente comune ha giocato ruoli chiave nella storia.

Noi, e non solo i politici, abbiamo una responsabilità politica e morale verso il nostro prossimo.

Se, come Ebreo Israeliano,  posso essere accolto dai Palestinesi di Gaza come persona di pace, se essi mi hanno garantito il diritto morale e politico di parlare, è necessario, allora, cambiare la politica che ostruisce la pace, la giustizia ed i diritti umani.

Voglio anche richiedere, a gran voce, il rilascio di tutti i prigionieri politici detenuti da Israele, inclusi i Ministri del governo Hamas ed i parlamentari, ed il ritorno a casa del soldato israeliano Gilad Shalit.

Questa missione potrebbe drammaticamente trasformare il panorama politico, aprendo le porte a veri negoziati che non possono avviarsi senza una manifestazione di buona volontà, che può essere rappresentata proprio dal rilascio dei rispettivi prigionieri.

Il mio viaggio a Gaza è una dichiarazione di solidarietà con il popolo palestinese e le loro sofferenze, ed una accettazione di responsabilità in nome del mio popolo, Israele.

Solo noi, essendo la parte più forte nel conflitto e rappresentando la Forza di Occupazione, possiamo porre fine ad esso.

La mia presenza a Gaza è anche una riaffermazione che ogni risoluzione del conflitto deve includere tutti i popoli della regione, palestinesi come israeliani.

Più di ogni altra cosa, la mia presenza nell’azione di Free Gaza afferma una mentalità pacifica che israeliani e palestinesi hanno dimenticato in anni di cruenti conflitti:

Noi ci rifiutiamo di essere nemici!

Mi unisco ai miei compagni, provenienti da 17 paesi, all’appello alle genti ed ai governi di tutto il mondo perché ci aiutino a porre fine all’assedio di Gaza, anzi all’Occupazione proprio!

Aiutateci a costruire un pace giusta e duratura in questa torturata Terra Santa. Aiutateci a rimuovere una delle principali fonti di instabilità politica e conflitto.

Jeff Halper, capo del Comitato israeliano contro la demolizione delle case. E’ stato nominato per il Premio Nobel per la Pace 2006.

(trad. by guerrilla Audrey)

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