Di Ritorno. Dal mondo dei profughi senzienti al pianeta degli agiati dormienti

12/10/2007

Ci si addormenta stesi sul pavimento con altri 5 palestinesi,
a Beddawi, campo di rifugiati al nord del Libano,
e ci si risveglia nel solito letto sfatto
di un monolocale alla periferia dell’operosa disfattista Brianza.

Sono tornato,
e rimettendo in sesto il mio fisico, lo spirito non cessa un istante nel rimanere in contatto
con i nuovi amici ereditati da quell’inferno appena lasciato.

L’Italia non mi è parsa mai così lontana,
sebbene fosse a qualche ora di aeroplano,
e l’angoscia per le persone conosciute è quasi angoscia inedita.

Addirittura più drammatica di quella ricavata dai miei trascorsi in Palestina,
perchè laggiù la vita è terribile sotto l’occupazione israeliana, opprimente e terrorista, ma almeno per la maggior parte dei palestinesi vi è quasi la certezza di morire nella propria terra, sebbene insanguinata.

Per i palestinesi profughi fuori dalla Palestina, c’è tutto il disagio esistenziale di vivere e morire un’identità strozzata dall’ostracismo dalla terra natia.

E per i profughi di Naher El Bared tutto il dolore della materiale consapevolezza di essere due volte rifugiati. Nel ’48 scacciati da Israele dalle loro terre, e quest’anno che l’esercito libanese ha distrutto le loro case, quelle dimore momentanee in attesa di tornare in Palestina,

i vecchi che ho incontrato aspettano da sessant’anni

Rientrato da alcuni giorni,
ditemi mi sono perso qualcosa del nostro Belpaese?
Passando dinnanzi ad uno schermo televisivo ho scorto qualche telegiornale,
assurdo, pareva dessero le repliche di più di un mese fa:

I soliti morti vittime di incidenti stradali, i soliti scazzi del governo,
un comico che fa politica terrorizza quei politici che non si rendono conto di quanto siano comici, (alias Veltroni-Topo gigio).

In Birmania i monaci hanno scatenato una pacifica rivoluzione a ispirazione di quella che da sempre è una beniamina di questo blog.

In magliettina rossa, tutto il mondo a solidarizzare,
mentre di Gaza che subisce altrettanta oppressione,
al solito non se ne fotte nessuno.

I tg proseguono con ancora in prima pagina Garlasco,
che caxxo, non è preferibile leggersi una Agatha Christie
o inserire nel lettore dvd un evergreen di Hitchcock?
In coda la solita rubrica di gossip e costume che ritrae vitellone abituè del chirurgo plastico,
dai volti a me ignoti.

E’ tutta qui la civiltà che ci invidia il terzo mondo?

Ah, pure Mastella è sempre il solito Mastellone,
com’è bello tornare a casa e trovarla così come la si era lasciata,
oppure no?

ps.
una coppia di amici italiani che la Palestina mi aveva fatto conoscere
e i profughi di Beddawi mi hanno fatto reincontrare,
hanno aperto un blog per postare gli ottimi video che hanno insegnato a girare ai ragazzi palestinesi,
(loro i due video di oggi)

vi prego di andare a visitare:
http://a-films.blogspot.com/

Vik in Italy

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