Coi beati a supportare la voglia di pace del Congo

06/07/2006

COOPERAZIONE:AEREO GOVERNO PER OSSERVATORI ITALIANI IN CONGO

 MISSIONE DEI ‘BEATI I COSTRUTTORI DI PACE’ PER ELEZIONI 30/7

(ANSA) – MILANO, 13 LUG – Anche il viceministro degli Affari  Esteri Patrizia Sentinelli parteciperà alla delegazione di 65 volontari italiani che monitoreranno le elezioni della Repubblica democratica del Congo, le prime dopo oltre quarant’ anni. Il Consiglio dei Ministri ha messo a disposizione di questi  osservatori, coordinati dall’associazione ‘Beati i costruttori di pace’ un aereo, che partirà alla volta del Congo il prossimo  23 luglio. La missione durerà fino al 3 agosto, al termine degli scrutini delle consultazioni che si terranno il 30 luglio. La destinazione dei volontari italiani, provenienti da tutta Italia, è il Kivu, la regione orientale dei laghi, al confine con Burundi e Ruanda, ricca di miniere d’oro. “E’ la regione più turbolenta – ha spiegato don Albino Bizzotto, il presidente di ‘Beati i costruttori di pace – perche’ le milizie ancora non vogliono entrare nell’esercito nazionale. In alcune aree non ci sono nemmeno le strade e per raggiungere alcuni seggi dovremo prendere l’elicottero”. Questa regione è stata una delle più martoriate dalla guerra che dal 1998 al 2003 ha fatto oltre 4 milioni di vittime. La missione è stata chiesta dalla stessa popolazione civile congolese, da anni in contatto con l’associazione cattolica guidata da don Bizzotto, ed è stata riconosciuta dalle Nazioni Unite e dall’associazione Carter. Il compito dei volontari sarà di incoraggiare la popolazione al voto, fungere da deterrente contro chi vuole mettere a repentaglio le elezioni e monitorare gli scrutini contro eventuali tentativi di broglio. L’operazione  è stata presentata oggi alla Provincia di Milano, che assieme alle Regioni Veneto e Toscana e altri 13 enti locali sostiene quest’iniziativa di cooperazione internazionale. “Questa missione rientra nella filosofia della Provincia, come ente impegnato impegnato in politiche di pace e favorevole a forme di diplomazia dal basso”. Il consiglio provinciale potrebbe votare già oggi un ordine del giorno a favore della missione, sbloccando così un aiuto finanziario. “Apprezzo questa risposta politica – ha detto don Bizzotto – perché oltre a sostenere la nostra missione, tenta di mettere l’Africa al centro della politica internazionale e dell’attenzione dell’opinione pubblica occidentale”.
(ANSA).

Beati quei costruttori di pace in Congo

di Joshua Massarenti

13/07/2006

63 volontari dell’associazione Beati i costruttori di pace, sostenuti dalla Provincia di Milano, pronti a partire in Congo per una missione di monitoraggio delle prossime elezioni del 30 luglio.

63 volontari provenienti da tutta Italia partiranno il 24 luglio alla volta della Repubblica Democratica del Congo per una missione lanciata da Beati i Costruttori di Pace e Chiama l’Africa per sostenere il percorso verso la democrazia della popolazione congolese, martoriata dalla “prima guerra mondiale africana” che dal 1998 al 2003 ha causato quattro milioni di morti e che da allora si è avviata sulla strada di una difficile transizione verso la pace.

Quest’ultima dovrà consolidarsi proprio attraverso le elezioni che si terranno il 30 luglio (le prime democratiche e multipartitiche da quarant’anni) e alle quali i volontari italiani parteciperanno un qualità di osservatori elettorali della società civile, parificati a tutti gli effetti con quelli ufficiali dell’Unione Europea e della Fondazione Carter. Quelle che si terranno in Congo sono le prime elezioni democratiche da oltre 40 anni.

“In solidarietà con il popolo congolese che costruisce la democrazia e la pace – ha sottolineato stamane Don Albino Bizzotto, presidente dei Beati costruttori di pace durante la conferenza stampa che si è tenuta poco fa nella sede della Provincia di Milano – vorremmo offrire la nostra presenza per sottolineare quanto crediamo sia importante la costruzione di istituzioni democratiche nell’impegno per la pace. La nostra missione sarà composta da rappresentanti di associazioni e comitati, enti locali, gruppi religiosi, sindacati e singoli amici dell’Africa. Ci coordineremo con le missioni istituzionali, in particolare dell’Unione Europea e collaboreremo con la Commissione Elettorale Indipendente, espressione della società civile congolese, dalla quale abbiamo ottenuto il riconoscimento che ci parifica a tutti gli effetti con gli osservatori elettorali internazionali”.

Irma Dioli, assessora alla partecipazione, pace e cooperazione della Provincia di Milano ha giustificato così il sostegno dell’ente pronviciale milanese alla missione: “Il nostro è un appoggio politico a una missione delicatissima che si svolgerà in un paese devastato da un conflitto armato tra i più sanguinosi degli ultimi dieci anni. Era importante per la Provincia di Milano dare un segnale forte di partecipazione a un’iniziativa totalmente in linea con i nostri principi, ovvero il sostegno alla pace, impegno a favore della società civile attraverso una diplomazia dal basso”. Senza precisare l’ammontare complessivo dell’appoggio finanziario da parte del suo assessorato e dalla presidenza della Provincia di Milano, la Dioli ha sottolineato “che come minimo stiamo parlando di 20mila euro”. Ma la Dioli ha voluto altresì ricordare che “questa iniziativa è solo il primo passo per un percorso politico e civile che vorremmo concretizzare attraverso un gemellaggio con un ente locale congolese da individuare”.

Molto dipenderà dall’esito del processo elettorale congolese. Di sicuro c’è un motivo in più per giustificare la missione dei Beati costruttori di Pace.

Rep. Congo: elezioni, ucciso un giornalista

di Redazione (redazione@vita.it)

10/07/2006

Bapuma Mwamba, freelance per alcuni giornali nazionali, è l’ultima vittima di un clima locale sempre più ostile ai massmedia.

Bapuma Mwamba, 64 anni, è stato ucciso da tre uomini armati che si erano introdotti nella residenza privata di Matete, un quartiere popolare della capitale Kinshasa. Il crimine è stato immediatiamente condanato dalla stampa ciongolese che da mesi denuncia un clima di intimidazione nei confronti dei giornalisti locali.

Sulle modalità dell’accaduto, l’organizzazione congolese per la libertà di stampa Giornalisti in pericolo (Jed) sottolinea che Mwamba “non ha avuto il tempo di fuggire ai sicari mentre il suo nipote è riuscito a scappare per allertare la polizia”. Mwamba “è morto nel corso di una corsa disperata dell’ambulanza verso il centro ospedaliero più vicino”.

Il giornalista, ex corrispondente del settimanale panafricano Jeune Afrique a Parigi, era rientrato su Kinsahsa nell’ottobre 2005 per collaborare con alcuni giornali della stampa locale, in particolare il quotidiano dell’opposizione “Le Phare”.

A meno di un mese dalle elezioni presidenziali e legislative, la Jed denuncia “il clima intimidatorio che si sta abbatendo sui giornalisti congolesi”, in particolar modo “l’intolleranza politica e le intimidazioni della polizia”.

Da parte sua, Reporter sans frontieres ha espresso la sua “costernazione” chiedendo al “governo congolese di fornire il massimo degli sforzi per garantire sicurezza ai media, mentre la campagna elettorale si apre con l’omicidio di un giornalista”.

R.d. Congo: osservatori italiani alle prime elezioni libere

Beati i Costruttori di Pace

sabato, 24 giugno, 2006

Il 30 luglio nella Repubblica Democratica del Congo si svolgeranno, per la prima volta dal 1962, elezioni libere a cui presenzierà anche una nutrita delegazione di osservatori della società civile italiana. I congolesi, attendono con trepidazione questo momento a cui si preparano da tre anni, da quando cioè funziona un governo di transizione dopo una tragica guerra che, per lunghi tratti, ha assunto le caratteristiche di un conflitto continentale, causando ben quattro milioni di morti. L’associazione italiana “Beati i costruttori di pace“, invitata dalla Società civile congolese, sta organizzando una missione di osservazione elettorale nella zona più turbolenta del Paese, il Kivu, nella regione dei Grandi Laghi.

«La nostra volontà è di essere accompagnatori cordiali e non semplici ispettori» dicono i 60 volontari che, provenienti da tutta Italia, lo scorso fine settimana si sono ritrovati a Padova per il loro quarto appuntamento di preparazione. Non sono professionisti delle elezioni ma persone qualunque (molti gli studenti universitari) che da mesi si preparano a questa missione: hanno seguito corsi di formazione e saranno parificati a tutti gli effetti – tranne che per la paga, essendo volontari – agli incaricati dell’Unione europea o della Fondazione Carter, che abitualmente vigilano sulle urne. Un compito importante, non esente da difficoltà e qualche rischio, soprattutto nelle zone “calde” dove però i Bcp sono presenti da anni e nelle quali la loro presenza è stata espressamente richiesta della société civile e delle Ong locali.

Nel lungo cammino nonviolento dei Bcp (in Italia ma anche nei martoriati Balcani e in Palestina) la svolta africana avviene nel 2000, quando da Bukavu (Sud Kivu) arriva un grido disperato: «Di quanti milioni di morti avete ancora bisogno perché i vostri giornalisti si accorgano del dramma del Congo?». Nel febbraio-marzo 2001, si verifica l’«impossibile»: una grande assemblea di pace in zone di guerra, con centinaia di migliaia di donne e uomini congolesi a cui si aggiungono 300 persone di pace provenienti dall’Italia e da altri paesi europei: 300 bianchi, né soldati, né missionari, né capi-progetto con la sola voglia di aiutare il dialogo inter-congolese che faticosamente cercava di decollare.

«Abbiamo continuato ad appoggiare il processo di transizione e ora vogliamo dare il nostro piccolo contributo a questa nuova fase» spiegano Lisa Clark e Albino Bizzotto, portavoce dei Bcp, appena tornati da un viaggio di ricognizione in Congo: «Osservatori elettorali nelle zone turbolente dell’Est possono essere importanti per prevenire brogli e intimidazioni. Gli uomini e donne del Congo sono consapevoli che il voto è solo il primo passo verso una pace duratura, ma hanno aspettato da tanto e con pazienza questa occasione e sanno che essa, seppur fra tante difficoltà, non va sprecata».

http://unimondo.oneworld.net/article/view/135518/1/

Congo, in ostaggio delle violenze

Continuano le violenze in Kivu, a poco più di un mese dalle elezioni

Mentre la Repubblica Democratica del Congo  si avvicina alle prime elezioni libere da oltre 40 anni (il voto per la scelta di presidente e assemblea nazionale è previsto per il 30 luglio), nell’est del paese la popolazione continua a vivere nella paura. Saccheggi, abusi sessuali e rapimenti sono quotidiani.

Non paghi di derubare abitazioni e negozi diroccati, i signori del terrore se la prendono ora anche con la chiesa. Nel villaggio di Ciherano, ad una cinquantina di chilometri da Bukavu (provincia del Sud Kivu), il 25 maggio una banda di uomini armati ha fatto irruzione nella parrocchia, rubando tutto ciò che c’era di valore. “Ci hanno selvaggiamente picchiato, fatto sdraiare per terra e portato via soldi, telefoni e vestiti”, racconta un addetto. Dalle testimonianze raccolte sul posto non si può stabilire con certezza chi fossero i banditi: vestiti in modo strano (qualcuno con i pantaloni dell’uniforme, altri con la sola camicia, altri ancora in pantaloncini), si sono espressi in francese, swahili e lingala (due delle quattro lingue nazionali) prima di dileguarsi nella notte a bordo di un veicolo. Secondo gli abitanti, potrebbe trattarsi di ex soldati dell’esercito congolese (Fardc) che al momento della smobilitazione non hanno consegnato le armi.

Nell’incomprensibile mosaico di ribelli, milizie e truppe armate che terrorizzano la provincia, potrebbe però anche trattarsi dei ribelli delle Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda, attive nel Sud Kivu, o, come detto prima, di soldati dell’esercito repubblicano. Le Fardc non sono per nulla affidabili: l’ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (Ocha) a Kinshasa rileva che i peggiori crimini sono proprio quelli commessi dai soldati dell’esercito.

Anche nel villaggio di Ibanda, a pochi chilometri dalla parrocchia, le violenze si susseguono. “Da circa tre settimane, il clima di insicurezza si è accentuato e la popolazione è costantemente vittima delle scorribande di uomini armati di fucile”, afferma un responsabile della comunità civile. “Il 27 maggio hanno stuprato una donna incinta di 8 mesi e alcuni giorni prima hanno sequestrato dei residenti per 72 ore, prima di rilasciarli a decine di chilometri di distanza”. Il modus operandi è lo stesso che in altre regioni orientali del paese: irrompono nelle abitazioni, solitamente di notte, picchiano e stuprano a loro piacimento e ripartono con una o più persone. Poi costringono qualcuno a ritornare al villaggio per cercare del denaro per il riscatto.

Neppure la scuola di Ibanda è stata risparmiata: i vetri delle finestre sono spariti, così come tutto il materiale di base. A rischio di saccheggio è anche il centro sanitario. Finora, gli unici due poliziotti del villaggio (che si dividono una sola arma) sono riusciti a far desistere i banditi. “Dormo da parecchi giorni nelle piantagioni di banani o nella foresta, siccome ho paura di finire nelle loro mani”, riferisce il responsabile del dispensario. Come lui, numerose famiglie del villaggio trascorrono la notte all’aperto. A causa di questa situazione, gli addetti sanitari (due medici e un’infermiera) si attendono un aumento delle epidemie. La popolazione deve già affrontare la malaria, per la quale mancano sufficienti trattamenti, la lebbra e gli effetti della malnutrizione.

Con una lettera a noi consegnataci – siamo i primi giornalisti a recarci in questa zona – la comunità chiede all’autorità provinciale maggiore protezione. Nonostante le ricorrenti malefatte dei soldati, gli abitanti di Ibanda vogliono il ritorno dell’esercito, partito qualche mese fa. Il clima di paura è tangibile: al rumore della jeep, molte donne e bambini che camminano lungo la strada fuggono a nascondersi tra i cespugli. Soltanto quando la giornalista congolese che ci accompagna si rivolge loro in swahili, un’espressione di scampato pericolo e un timido sorriso si dipinge sul loro viso.

http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=&idart=5713

Firenze: la provincia sostiene le elezioni libere del Congo 

23/06/2006 12:41

Firenze, 23 giu. (Adnkronos) – Il Consiglio della Provincia di Firenze, ha approvato all’unanimita’ la mozione dei consiglieri di Rifondazione Comunista a sostegno delle prossime elezioni libere e democratiche nel Congo. La mozione sostiene la “Missione di Osservatori della Societa’ Civile italiana” dedicata alla memoria di Rino Serri, ex sottosegretario agli Esteri, che vedra’ la partecipazione, tra gli altri, di studenti del Corso di Laurea dell’Universita’ di Firenze “Operazioni di pace, gestione e mediazione dei conflitti”.


27 giugno 2006 | 11:30

“Urne, no armi” a Bologna il 30 giugno

Bolonga. Tre bolognesi, che aderiscono a Bcp (Beati i costruttori di pace), racconteranno il loro viaggio come “osservatori elettorali” alle elezioni presidenziali del 30 luglio nella Repubblica demoìcratica del Congo. Occasione imperdibile visto che è la prima volta che in un importante appuntamento elettorale volontari della società civile vengono equiparati ai “professionisti” dell’Unione europea o della fondazione Carter. I volontari italiani andranno nelle zone considerate più difficili (nord e sud Kivu) perché lì è stata richiesta la loro presenza dalla “società civile congolese”. E’ bene ricordare che i Congo sono due: quello di cui si parla è la Rdc con capitale Kinshasa: 2 milioni e 300 mila kmq, 8 volte e mezzo l’Italia, con circa 55 milioni di abitanti ma un vero censimento è pressoché impossibile. Le grandi ricchezze del Congo che hanno portato a una trentennale dittatura, poi a una serie di conflitti civili e con altri Paesi africani, nelle quale avrebbero perso la vita (stime O.N.U.) quasi quattro milioni di persone. L’appuntamento è per venerdì 30 giugno, ore 10, al centro Donati di via Sigismondo 7 di Bologna.

http://www.sabatoseraonline.it/index.php?n=articles&category_id=16&article_id=101084&l=it


22/06/2006 17.47.38

R.D. CONGO: I VESCOVI CHIEDONO UN VOTO CONSAPEVOLE

KINSHASA, 22 giu. 06 – “È importante che ciascun elettore prenda coscienza del valore del suo voto, dal momento che le elezioni sono la strada più adeguata se non vogliamo continuare a girare intorno in modo indefinito, andando da una transizione all’altra, da una ribellione all’altra”. lo scrivono i vescovi dell’est della Repubblica democratica del Congo in un messaggio diffuso in vista delle presidenziali e legislative del prossimo 30 luglio, il primo voto dopo oltre 40 anni. “Sarebbe irresponsabile – si legge nel documento – rimanere in un’attitudine di passività, di lamentela e di interminale rassegnazione”. Che fare dunque?, si chiedono i vescovi di Bukavu, Goma, Uvira, Kasongo e Butembo-Beni. Nel dare prova di “vigilanza particolarmente acuta, di sacrificio e perseveranza”, scrivono i responsabili delle diocesi orientali dell’ex-Zaire, gli elettori sono chiamati a “scegliere uomini e donne che possano realmente promuovere i valori umani e cristiani di verità, solidarietà, giustizia, pace e lavoro e che si dedichino allo sviluppo integrale nel nostro paese”. Il documento si chiude con un’esortazione a non perdere altro tempo: “In questo momento – scrivono i presuli delle province orientali – le tergiversazioni e i conciliaboli interminabili non servono più”.
Misna – MANCINI

Nino Rocca , Rosalba Sterzi, Katia Mazzuccato, Maurizio Donadelli, Ivana Milanesio, StefaniaPavese, Valetina fevero, ismaele Ridolfi, Enrico Pili,Marta Clementi, Annachiara la Greca, Mamadou Sene, Michela Coss, Chiara Maggio, Nicola beat, Paolo Pennati, Noemi Dalmonte, Mirko Costa, Andrea Bagarella, Marco Pasini,Roberto Orlando, Daniele Danese, Massimo lambertini, Daniele Allara, Paolo Finozzi, Giampaolo Bertagia, Vittorio Arrigoni, Silvia De Metazama, Loretta Manzato, Cristina Armellin, Chiara Donadelli, Lisa Maracani, Nevio Mini, Valter Lazzari, Maurizio d’Este, Erika Cecarelli, Andrea Rossi, Daniele Barbieri, Donata Frigerio, Elisabetta d’Agostino,Daniela Marassi, Federico Dessì, Vania Anguelova, Fabiana Bruschi, Michele Telaro, Enrico Falda, Roberta Magliano, Patrizia Damiano, Mariangela Zecchini, Marco Bianchin, Enrico Pili.

Beati i costruttori di pace”

Associazione Nazionale di Volontariato – Onlus

Iscritta al Registro Regionale delle OO.VV. (L. Reg. Veneto n° 40/93)
con D.P.G.R. n° 46 del 12/2/98 (N° Classificazione PD0331)

Associata al Dipartimento di Pubblica Informazione delle Nazioni Unite

COMUNICATO STAMPA

IL  VICEMINISTRO AGLI ESTERI PATRIZIA SANTINELLI ACCOMPAGNA LA MISSIONE DEGLI OSSERVATORI DELLA SOCIETA’ CIVILE ITALIANA ALLE PRIME LIBERE ELEZIONI NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

Milano, 13 luglio 2006. Il Governo Prodi sostiene la missione elettorale di 63 volontari italiani che a fine mese saranno nell’est della Repubblica Democratica del Congo in qualità di osservatori della società civile italiana alle prime elezioni democratiche e multipartitiche, dopo più di quarant’anni, tappa di prima importanza sulla strada di una pace duratura in un paese nel quale le guerre dal ’98 hanno causato quattro milioni di morti.

Lo ha annunciato stamane a Milano nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Isimbardi don Albino Bizzotto, presidente di Beati i Costruttori di Pace, l’associazione che assieme a Chiama l’Africa e su invito della società civile congolese ha organizzato la missione. Quest’ultima ha lo scopo di favorire, in particolare nell’est del paese dove sono ancora presenti gruppi ribelli, lo svolgimento regolare delle elezioni (primo turno delle presidenziali e legislative), che si terranno il 30 luglio.

“Non solo il Governo appoggia questo delicato compito che si è assunta la società civile italiana – ha spiegato don Bizzotto –,  la Viceministra agli Esteri Patrizia Santinelli accompagnerà il nostro viaggio a Bukavu previsto per il 23 luglio e l’aereo di Stato su cui viaggerà porterà in Congo 45 degli osservatori elettorali”.

I volontari, provenienti da diverse regioni italiane, per lo più giovani, saranno in tutto parificati agli osservatori internazionali, eccetto che per il fatto di non ricevere alcun compenso. Per poter svolgere questo delicato compito si sono preparati con molteplici appuntamenti formativi. Vengono dalla Lombardia, dal Veneto, dall’Emilia Romagna, dalla Liguria, dalla Toscana, dal Friuli Venezia Giulia, ma anche dalla Sicilia e dalla Sardegna. Non sono “professionisti” delle elezioni, ma studenti, dirigenti, impiegati e professionisti che hanno scelto di dedicare parte delle proprie vacanze alla popolazione congolese per garantire che possa partecipare ad un voto libero e democratico.

“In solidarietà con il popolo congolese che costruisce la democrazia e la pace – afferma ancora don Bizzotto – vorremmo offrire la nostra presenza per sottolineare quanto crediamo sia importante la costruzione di istituzioni democratiche nell’impegno per la pace. La nostra missione sarà composta da rappresentanti di associazioni e comitati, enti locali, gruppi religiosi, sindacati e singoli amici dell’Africa. Ci coordineremo con le missioni istituzionali e collaboreremo con la Commissione Elettorale Indipendente, espressione della società civile congolese, che sta preparando le elezioni”.

L’iniziativa è appoggiata anche da un gruppo di enti locali, fra cui le Regioni Veneto e  Toscana, la Provincia di Firenze, i Comuni di Bologna e Forlì. La prossima settimana un ordine del giorno di  appoggio sarà discusso anche nella seduta del Consiglio Provinciale di Milano: nel corso della conferenza  di stamane Irma Dioli, Assessora  provinciale alla partecipazione, pace e cooperazione ha annunciato che la Provincia di Milano è intenzionata a sostenere la missione con un significativo contributo economico.

ELEZIONI IN CONGO: LA NOSTRA MISSIONE ON PRESS
30/08/2006

Ad un mese di distanza dal “miracolo” Congolese,

ecco una selezione dei comunicati stampa e degli articoli riguardanti le elezioni e la nostra missione di volontariato come osservatori internazionali, beati costruttori di pace anche in Africa.

guerrilla radio

alias vittorio

http://www.beati.org/

http://www.chiamafrica.it/master/index.asp

BEATI COSTRUTTORI DI PACE:

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ELEZIONI NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO,

GLI OSSERVATORI DELLA SOCIETA’ CIVILE ITALIANA RIENTRANO DOMANI A ROMA

Comunicato stampa, n. 9

Bukavu, mattina del 3 agosto 2006

Dopo aver assolto il loro compito nelle varie zone in cui erano dislocati, gli osservatori elettorali della missione di Beati i costruttori di pace stanno giungendo a Bukavu, dove oggi alle 15 si tiene una conferenza stampa conclusiva, per salutare la città e le autorità.

Tutti gli osservatori distribuiti nel Nord Kivu sono confluiti a Goma, da dove stamattina sono salpati alla volta di Bukavu, attraversando il lago Kivu. Oggi è giunta anche l’équipe da Shabunda, in elicottero con un volo MONUC.

Qualche difficoltà invece per il rientro dell’équipe che si trova a Minembwe, zona montuosa raggiungibile solo tramite elicottero. Il rientro, gestito dalla sezione MONUC di Uvira ha subito degli slittamenti, l’ultimo dei quali dovuto al maltempo che imperversa nella zona. I due volontari non riusciranno così ad aggregarsi in tempo al resto del gruppo di osservatori e rinetreranno in Italia autonomamente nei prossimi giorni, via Bujumbura (Burundi).

Con l’équipe, sono rimasti momentaneamente bloccati a Minembwe anche altri osservatori della stessa MONUC e soprattutto i plichi sigillati dei bulletins de vote, che attendevano di essere trasportati al loro centre local de compilation des résultats (CLCR) che si trova a Uvira.

Il gruppo di osservatori italiani lascerà invece il Congo domani 4 agosto, chi con il volo messo a disposizione dal governo italiano da Kigali (Rwanda) e chi con aereo di linea da Entebbe (Uganda).

 Giusy Baioni


 Comunicato stampa, n. 8

Bukavu, 1 agosto 2006

Giorno di elaborazione dei dati raccolti, oggi a Bukavu, capoluogo del Sud Kivu, per gli osservatori elettorali della società civile italiana. Le équipes stanno rientrando dai luoghi in cui si trovavano e con loro arrivano i racconti dettagliati su ciò che hanno visto. Intanto, il coordinamento della missione ha steso la dichiarazione preliminare sul proprio lavoro: su 279 bureaux de vote, distribuiti sui territori di 8 bureaux de liaison, i rilevamenti sono stati nel complesso soddisfacenti.

«L’affluenza alle urne – si legge nella dichiarazione – è stata massiccia fin dalle prime ore del mattino, con lunghe code anche molto prima dell’apertura dei seggi, molto ben coordinate e gestite dalle forze dell’ordine. Tutti gli Osservatori della nostra Missione sono stati impressionati e ammirati dalla quantità e qualità di partecipazione. Gli elettori avevano chiara la coscienza di compiere un gesto importante e lo hanno fatto con dignità grande, pazienza e compostezza che hanno permesso di procedere nelle operazioni di voto con una velocità superiore alle previsioni. E questo è ulteriore prova dell’efficacia delle campagne di educazione civica. La grande maggioranza dei votanti non ha dovuto chiedere assistenza: sapevano già cosa dovevano fare. Il risultato ottenuto con questa partecipazione popolare ha fatto giustizia in qualche modo di tutti i messaggi contraddittori, anche di autorità politiche e religiose, e di tutti i tentativi messi in atto fino all’ultimo per scoraggiare i cittadini dal voto. Le uniche irregolarità riscontrate riguardano la segretezza del voto, e quasi esclusivamente nei casi di votanti analfabeti. Secondo la procedura avrebbero dovuto entrare da soli in cabina. In molti casi sono stati accompagnati. È parere comune degli Osservatori della nostra Missione che, salvo rarissime eccezioni, questa scelta sia stata dettata non da volontà di frode, ma dalla necessità di risolvere casi contingenti e facilitare le operazioni di voto».

«Questo rapporto viene stilato mentre è in corso, per ora con regolarità, le operazioni di trasferimento dei plichi sigillati dai centres de vote ai CLCR. Il senso di soddisfazione e di unicità dell’evento, che si è espresso come un festa in queste due province del Kivu, probabilmente è stato maggiore che altrove perché maggiore è stata la sofferenza e il travaglio a causa della guerra. Le testimonianze ricevute da osservatori professionali, con lunga esperienza in altri Paesi, raccontano di non aver mai sperimentato nella loro vita qualcosa di simile, di così corretto e riuscito».

Nella giornata di oggi, i plichi sigillati hanno continuato ad affluire ai CLCR, i centres locals de compilation des rèsultats, invadendone gli uffici. Il lavoro di aggregazione dei dati procede a buon ritmo, ma richiederà ancora qualche giorno prima di essere ultimato.

Intanto, ieri sera a Bukavu si è spontaneamente e lungamente festeggiato per le strade per la “vittoria di Kabila”. La gente qui è convinta che Joseph Kabila passerà al primo turno e già lo acclama. Non è difficile capirlo, in questa parte del Paese, dove il Presidente uscente ha ottenuto un plebiscito. Il consenso attorno a Joseph Kabila è dovuto agli anni di guerra e alle terribili sofferenze sopportate, a cui – secondo la percezione della popolazione – egli ha posto fine accettando il dialogo che ha portato agli accordi di pace. Si sentono inoltre rappresentati perché Kabila parla kiswahili, la lingua dell’est del Paese, mentre Bemba – che dalle prime notizie avrebbe ottenuto molti voti a Kinshasa e un plebiscito nella sua regione d’origine, l’Equateur – è preferito all’ovest anche perché parla lingala, la lingua della capitale.

«È importante capire queste motivazioni – commenta Lisa Clark, di Beati i costruttori di pace – perché la proclamazione dei risultati sarà un momento molto delicato: la legittimità del voto va salvaguardata nei confronti di quanti, vedendosi perdenti, inizieranno a parlare di brogli. Anche all’estero è importante che si capisca il risultato elettorale, qualunque esso sia, come libera espressione della volontà popolare».

Ci sono già dichiarazioni di candidati che denunciano brogli generalizzati nel Paese. Da questo punto di vista potrà essere preziosa per tutti la testimonianza dei 1350 osservatori internazionali, che all’unanimità riconoscono la correttezza e la regolarità della giornata elettorale.

(Ufficio stampa – Mariagrazia Bonollo – 348 2202662)

Comunicato per lista amici n. 7

Bukavu 31/07/2006

Domenica 30 finalmente si è votato. E’ stato emozionante vedere le persone in fila ordinata e paziente dalla prima mattinata. In alcuni seggi si sono disposte dalle 4, pur di essere certe di poter accedere al voto. E nonostante le difficoltà (pensiamo ai molti analfabeti), la gran parte era preparata, sapeva come muoversi, cosa fare: forse la parte più difficoltosa era piegare le grandissime schede elettorali.

Alle 6, ma in alcune parti alle 6.15 e in qualche villaggio all’interno addirittura alle 7, si sono aperti i seggi che, come stabilito, sono stati chiusi alle 17. Nessuno tra noi avrebbe immaginato che le operazioni si sarebbero concluse nel tempo stabilito: sapendo che in ogni seggio erano iscritti mediamente tra i 500 e i 550 elettori e considerata la complessità del procedimento di voto, undici ore non ci sembravano sufficienti. Invece, raccontano i nostri osservatori, in alcuni centres de vote tutti i votanti avevano esercitato il loro diritto ben prima dell’orario di chiusura.

Dopo essere riconosciute nella lista di iscrizione al bureau de vote, le persone ricevevano la prima scheda per le elezioni presidenziali, entravano nell’isoloir (la cabina elettorale) dove apportavano la croce di preferenza (o, chi non sapeva scrivere, l’impronta digitale); quindi ricevevano la seconda scheda e ripetevano la sequenza per scegliere i candidati al parlamento. Prima di uscire, l’ultimo scrutatore faceva intingere un dito nell’inchiostro indelebile, come prova dell’avvenuta votazione.    

Ecco alcune notizie inviateci per telefono dai nostri osservatori in tempo reale, cominciando dal Sud Kivu.

Dal centro di Uvira, Marta e Annachiara ci hanno fatto sapere che nei loro seggi vi era almeno una donna tra gli scrutatori, che vi si impiegava circa 5 minuti per votare e che tutto procedeva in maniera soddisfacente. Alla fine della giornata hanno visitato 11 bureaux de vote.

Anche Mamadou e Michela, nel territorio di Uvira, hanno visitato 11 bureaux. La maggior parte dei votanti era analfabeta e le operazioni si sono leggermente allungate: nell’ultimo seggio da loro visitato, chiuso regolarmente alle 17, le operazioni di voto sono continuate ancora per un’ora.

A Kamanyola da Chiara e Nicola sono stati visitati 13 bureaux, che hanno potuto contare su di un’affluenza maggiore al 90% degli aventi diritto.

Molto soddisfatti anche Andrea e Mirko a Baraka, dove hanno osservato le operazioni in 11 bureaux. Nonostante l’apertura un po’ in ritardo dei seggi, è stato rimarcato l’ordine con cui le persone aspettavano il loro turno a Shabunda. Marco e Roberto hanno visitato complessivamente 9 bureaux.

11 bureaux osservati anche da Massimo e Daniele a Burhale, nel territorio di Walungu, e nella stessa zona, a Mugogo, molto contenti per come sono andate le cose si sono detti anche Daniele, Ivana e Paolo. Tutto bene, nonostante i tempi un po’ lunghi, anche a Irambo dove Vittorio e Giampaolo hanno sottolineato: «E’ commovente vedere madri che allattano i figli mentre votano o sono in fila».

Nel territorio di Bukavu vi erano 4 équipes. A Cahi, Silvia e Loretta hanno visitato 10 bureaux de vote; altrettanti a Muhungu Maurizio e Valter, che hanno riscontrato un’affluenza del 95% degli aventi diritto. A Kadutu, Elisa e Nevio hanno calcolato un’affluenza dell’80% e hanno visitato 10 bureaux; a Chimpunda, Maria Cristina e Chiara sono state in 12 bureaux, in cui le operazioni di voto duravano un po’ di più (una decina di minuti).

Impossibile comunicare invece con Paolo e Noemi a Minembwe.

Nel Nord Kivu, a Bobandana Erica e Andrea, che hanno osservato l’andamento del voto in 12 bureaux, si sono detti impressionati dalla preparazione del personale; a Masisi, Donata e Daniele hanno visitato 8 bureaux rimarcando che già dalle 16 non c’era più fila ad attendere. A Matanda Elisabetta e Daniela, dopo aver visitato di prima mattina Kynjatsi, la zona più pericolosa a causa delle milizie di Nkunda, nel pomeriggio sono tornate a Matanda osservando complessivamente 8 bureaux, che hanno concluso le operazioni alle 16.30. A Rutshuru, Vania e Federico hanno visitato 14 bureaux, la cui chiusura è avvenuta alle 16.30 a causa di un’improvvisa pioggia torrenziale che ha visto allontanarsi le persone in fila all’aperto, soprattutto le donne con bambini.      

Nyamilima è stato molto protetto; Fabiana e Michele hanno rimarcato la presenza costante della polizia e in uno degli 11 bureaux visitati anche dell’esercito. Anche chi nei giorni precedenti aveva loro detto che non si sarebbe recato a votare, in realtà lo ha fatto.

A Goma, il team formato da Maurizio, Katia e Nino hanno visitato 39 bureaux, mentre la coppia Mariangela e Patrizia, che ha osservato l’andamento in 8 bureaux con l’80% circa di affluenza, ha segnalato un episodio particolare: l’arrivo, nel pomeriggio, di un deputato infuriato che denunciava lo scambio di foto sulla scheda elettorale tra lui e un candidato del suo stesso partito. Si tratta dei candidati di Goma nn° 16 e 17 ( la scheda ha 119 deputati che concorrono per 4 posti).

A Oicha, nel territorio di Beni, Enrico e Roberta hanno visitato 12 bureaux, e la presenza molto numerosa di donne all’interno del seggio. A Beni città, Marco ed Enrico sono rimasti impressionati dall’organizzazione e dal rispetto delle procedure nei seggi (11 quelli visitati). A Butembo, Ismaele e Valentina hanno sottolineato l’ottima l’organizzazione generale, che ha permesso di terminare le operazioni alle 16. Le hanno osservate in 8 bureaux.

Quindi è cominciata la lunga notte dello spoglio….


 Comunicato stampa, n. 7

Bukavu, 31 luglio 2006

Il giorno dopo lo storico voto, la Repubblica Democratica del Congo respira e si gode la buona riuscita della giornata di ieri. Fin dall’alba di ieri, lunghe e ordinate code di gente al bureau de vote, in attesa del proprio turno per votare. Già dalle 4 di mattina, alcuni congolesi erano in fila in attesa che alle 6 aprissero i seggi. È stato per questo che le operazioni di voto si sono svolte quasi ovunque entro i tempi previsti: alle 17, ora decisa per la chiusura dei centres de vote, le code erano smaltite. Addirittura – segnalano alcuni degli osservatori della società civile italiana – qualche seggio ha potuto chiudere prima del previsto perché era già stato raggiunto il 100% dei votanti. Gli unici limitati ritardi si sono avuti nelle zone rurali, dove l’alta percentuale di analfabeti ha rallentato le procedure di voto.

Gli osservatori italiani hanno trascorso la notte nei bureau de vote, seguendo le operazioni di spoglio. Nella maggior parte dei casi si è svolto tutto correttamente. Sono stati segnalati alcuni episodi curiosi, come le difficoltà di effettuare lo spoglio notturno nelle tante zone in cui non c’è corrente elettrica: il kit elettorale aveva in dotazione una lampada, che però non faceva abbastanza luce e aveva una durata troppo limitata e dunque ci si è arrangiati con l’uso di candele. Qualche lamentela in alcuni centri da parte dei poliziotti che hanno vigilato sulle operazioni di voto, perché non avevano ancora ricevuto la paga promessa, e da parte degli scrutatori, rimasti senza cibo tutto il giorno. Ma per il resto, nessuna grossa irregolarità.

«È stata la manifestazione della dignità di un popolo – commenta Lisa Clark, di Beati i costruttori di pace – commovente e straordinaria. Avevamo mille dubbi sulla possibilità di svolgere le operazioni di voto in sole 11 ore, con regole complicate come quelle adottate, ma i congolesi ci hanno stupito». Alcuni osservatori internazionali con una lunga esperienza nel settore hanno confermato questa impressione, dicendo di non aver mai visto nulla di così corretto e riuscito.

«È stato un esempio per il mondo – commenta entusiasta Eugenio Melandri, ex parlamentare europeo e coordinatore nazionale dell’associazione Chiama l’Africa –, se si pensa che fino a due anni fa il Congo non aveva nemmeno un’anagrafe».

 Giusy Baioni

(Ufficio stampa – Mariagrazia Bonollo – 348 2202662)

Prime elezioni libere nella storia del Congo. Oltre 25 milioni di congolesi attesi alle urne. Intervista esclusiva al presidente della Commmissione elettorale indipendente, Don Apollinaire Malu Malu

Domenica 30 luglio, la Repubblica democratica del Congo ha avuto le sue prime elezioni libere dal 1960. In tutto, 25,6 milioni di aventi diritto al voto saranno chiamati alle urne per scegliere il prossimo presidente della Repubblica (33 i candidati) e dotarsi di un nuovo parlamento (9 707 pretendenti per 500 posti da deputato). Per il Congo, devastato da un conflitto regionale che ha provocato quattro milioni di morti, si tratta di un appuntamento storico che segnerà la fine di un regime di transizione durato tre anni (2003-06).

Don Apollinaire Malu Malu è il presidente della Commissione elettorale indipendente (Cei), ovvero la figura istituzionale attualmente più importante del Congo. Su di lui, la Comunità internazionale ha investito 422 milioni di dollari per organizzare le elezioni e portare a termine un processo elettorale tra i più complessi e delicati degli ultimi decenni. In un paese dove le infrastrutture sono state rase al suolo, si tratta di un un’impresa che questo giovane prete originario dell’est del paese (quella più colpita dalla guerra) intende superare a pieni voti. A due giorni dal voto, Don Malu Malu rilascia a Vita questa intervista esclusiva in cui confida speranze e timori rispetto ad un evento che dovrebbe segnare una svolta epocale nella giovane storia congolese.

Vita: Con che spirito si sta avvicinando alle elezioni di domenica prossima?
Don Apollinaire Malu Malu: Per il momento siamo sereni. La preparazione delle elezioni si sta svolgendo in modo corretto, questo nonostante le immense difficoltà incontrate. Confido nella determinazione del popolo congolese, dei nostri agenti elettorali e della presenza di osservatori nazionali e internazionali. Di sicuro, per il Congo si stratta delle sue prime elezioni libere e trasparenti degli ultimi 46 anni. E’ un appuntamento con la storia che i congolesi non possono fallire.

Vita: Dopo le ripetute accuse indirizzate alla Commissione elettorale indipendente (Cei) per “irregolarità e rischi di brogli” durante le elezioni, ieri la Conferenza episcopale congolese (Cenco) ha chiamato i congolesi a partecipare in massa alle elezioni. Come reagisce a questo rovesciamento di fronte?

Malu Malu: Io saluto molto positivamente le dichiarazioni della Conferenza episcopale che ritengo fondamentali per il buon svolgimento delle elezioni. Il cambio di atteggiamento operato dalla Cenco è la dimostrazione che le presunte irregolarità di questo processo elettorale non si possono definire tali. Le ultime settimane sono state purtroppo condizionate da una fortissima intossicazione provocata da un certo numero di attori politici.

Vita: A quali attori si riferisce?
Malu Malu: In particolar modo ai 19 candidati delle presidenziali protagonisti di dichiarazioni incendiarie nei nostri confronti senza verificare le loro accuse. Penso ad esempio ai 60 000 presunti stranieri pronti a partecipare al voto in Katanga. In realtà, i nostri accusatori sapevano benissimo che la Cei aveva ricevuto denunce nei confronti di sole duemila persone.

Vita: Veniamo alle accuse principali contro la sua Commissione. La prima riguarda l’assenza di un preciso calendario elettorale. Cosa ci può dire a proposito?

Malu Malu: Il calendario elettorale sarà reso ufficialmente noto al pubblico domani. Riguarda lescadenze elettorali nazionali e provinciali, ad esclusione delle elezioni locali e municipali che invece saranno fissate dalle nuove istituzioni che usciranno dalle urne. Faremo di tutto affinché le elezioni generali si concludano entro la fine del 2006.

Vita: Il secondo punto riguarda cinque milioni di schede elettorali supplementari che la Cei ha fatto stampare in Sudafrica. Secondo i vostri detrattori, queste schede potrebbero essere usate durante le elezioni falsando di conseguenza i risultati delle urne. Cosa risponde?

Malu Malu: Abbiamo stampato oltre 30 milioni di schede elettorali. E’ bastato sottrarre questa cifra con il numero di congolesi iscritti sulle liste elettorali, cioè 25,7 milioni, per sostenere l’esistenze di schede elettorali eccedenti. Ma non funziona così. Queste schede sono state stampate in funzione del numero di uffici elettorali e non degli elettori. Per la sola città di Kinshasa, ci sono 420 schede per ognuno dei 8 912 uffici elettori presenti nella capitale congolese. Fate il calcolo e otterrete 374 000 schede elettorali solamente per Kinshasa. Lo stesso metodo è stato poi applicato nelle province in cui si contano 41 228 uffici elettorali per ognuno dei quali sono state stampate 650 schede elettorali. La conta è tanto più regolare che gli osservatori nazionali e internazionali non hanno avuto nulla da ridire. E poi me lo lasci dire, non c’è paese al mondo in cui non si prevede schede supplementari. Anche in Italia.

Vita: Infine, ci sono quei 1,2 milioni di elettori scomparsi dai vostri computer… Quale sarà il loro destino?

Malu Malu: Tutti gli elettori iscritti nelle liste elettorali potranno votare. Lo schedario elettronico centrale della Commissione elettorale a Kinshasa è composto in tre parti: la base consolidata informatica conta circa 24,4 milioni di elettori. Poi ci sono liste parziali che includono 860 000 elettori omessi dalle liste elettorali. Per tutti questi elettori, ci sarà la possibilità di presentarsi al voto con la carta elettorale di cui abbiamo il numero di serie. Lo stesso discorso vale per altri 374 000 elettori assenti anche dalle liste parziali. Come vede i brogli sono impossibili. Il sistema di controllo è affidabile in quanto i numeri di serie delle carte elettorali sono note alla nostra Commissione.

Vita: Le disfunzioni della Cei non hanno certo attenuato le fortissime tensioni che si riscontrano attualmente in Congo. Non si contano più i manifestanti repressi brutalmente dalle forze dell’ordine. E’ un clima di vigilia elettorale molto pesante. Non la preoccupa?

Malu Malu: Il Congo fuoriesce da una lunga guerra che ha minato l’ambiente politico congolese. Oltretutto, il Congo è un paese in cui la gente non ha cultura elettorale. Nel complesso però, la campagna elettorale si è svolta correttamente, questo nonostante gli incidenti che si sono verificati in queste ultime settimane. Voglio però ricordare che alcune manifestazioni sono degenerate in atti di violenza allorquando erano state annunciate come pacifiche. Sul versante opposto, si è fatto di tutto per controllare le forze dell’ordine, ma in alcuni casi non è bastato. Da cui l’invito agli attori politici e alle forze dell’ordine di rispettare le regole del gioco.

Vita: Alcuni protagonisti la pensano invece diversamente. Il 12 luglio scorso, una tra i candidati di spicco delle presidenziali, Jean-Pierre Bemba, ha dichiarato che in caso di brogli ci saranno disordini in tutto il paese…

Malu Malu: E’ stato messo in piedi un dispositivo di sicurezza per impedire il Congo di ripiombare nella guerra. Le forze nazionali sono supportate dai caschi blu e dalle truppe dell’Eurofor. Questo dispositivo dovrebbe bastare. Il problema è semmai capire se gli attori nazionali e internazionali riconosceranno il verdetto delle elezioni. Se si stabilisce la verità delle urne, nessuno vorrà lanciare un nuovo conflitto. Del resto, ricordo che la Corte penale internazionale è già competente per riconoscere eventuali crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Vita: In questa vigilia elettorale, quali sono le sue principali preoccupazioni?
Malu Malu: Questo è un paese grande come l’Europa occidentale e privo di infrastrutture. Non ci sono più strade, né vie ferroviarie. La nostra prima sfida è stata di ordine logistico. Per questo abbiamo mobilitato 24mila persone per gestire il materiale elettorale. L’altra sfida è legata alla sicurezza. Dapprima Ci sono gruppi armati stranieri e congolesi incontrollabili che possono crearci dei problemi. Penso ai ribelli ugandesi del Lord Resistance Army oppure a quelli rwandesi delle Forze democratiche di liberazione del Rwanda oppure ai May-May. Le zone più a rischio sono il nord e il sud Kivu, il nord del Katanga e l’Ituri, cioè l’est e il sud del paese. E poi ci sono quelli che definisco gli imprevisti, cioè quei focolai di tensione tra i partiti politici. E’ il caso a Mbuji-Mayi, nel Kasai-Occidentale o nei quartieri popolari di Kinshasa.

Vita: Lei sta riferendo ai feudi di Etienne Tshisekedi, il grande assente di queste elezioni…

Malu Malu: Non voglio tornare sulle ragioni che hanno spinto il leader dell’opposizione civile a boicottare il processo elettorale. Ad ogni modo, sono in contatto con la dirigenza dell’Udps (Unione per la democrazia e il progresso sociale, ndr), la quale mi ha assicurato che non è in nessun modo implicato nei disordini scoppiati recentemente. E questo vale anche per le prossime scadenze elettorali. Semmai c’è da capire se i leader di questo partito saranno in grado di contenere tutti i loro sostenitori.

Vita: Come giudica il supporto della Comunità internazionale?

Malu Malu: La Comunità internazionale ha offerto un appoggio eccezionale, sia sul piano tecnico-finanziario che morale. L’arrivo di oltre 1600 osservatori internazionali è la prova che tutti si augurano lo svolgimento di elezioni libere, trasparenti e democratiche.

Vita: Per quanto riguarda l’Italia?

Malu Malu: L’Italia ha da sempre svolto un ruolo di primo piano nella ricostruzione del nostro paese. Questo sin dall’instaurazione delle autorità di transizione. L’Italia sostiene anche i progetti dello Pnud e di appoggio alle istituzioni transitorie, ivi compresi i lavori della Commissione elettorale indipendente. Infine, l’Italia ha offerto un appoggio prezioso in ambito bilaterale attraverso aiuti di tipo materiale. La sua è stata quindi una presenza continua che in questi ultimi giorni si è ulteriormente rafforzata con la partecipazione di volontari italiani alle elezioni in qualità di osservatori indipendenti. Approfitto di questa occasione per salutare l’impegno della società civile italiana di cui mantengo ricordi bellissimi, in particolar modo quel Simposio internazionale per la pace organizzato nel 2001 a Butembo in cui hanno partecipato 300 volontari europei. Eravamo in pieno conflitto. Questi volontari sono stati una spinta formidabile per il processo di pace. Non lo dimentico.

Vita: Don Appolinaire, quali speranze nutre per il suo paese?

Malu Malu: Spero che presto verrà il giorno in cui la popolazione potrà chiedere dei conti agli eletti e che questi sapranno render conto delle loro azioni al popolo congolese. Il cammino è ancora molto lungo. Nonostante la posta in gioco enorme che rappresentano, le elezioni sono soltanto il primo passo verso l’affermazione di uno Stato in grado di attuare politiche di buon governo e di ricostruire un paese distrutto dalla guerra. Non è più ammissibile vedere la miseria in cui sono costretti a vivere milioni e milioni di congolesi all’interno di un paese che straborda di ricchezze naturali e minerarie. E’ giunta l’ora di porre fine a questo paradosso. Ma ciò potrà realizzarsi soltanto in uno Stato di diritto.

OSSERVATORI DELLA SOCIETA’ CIVILE ITALIANA ALLE ELEZIONI NELLA R.D. DEL CONGO:

“SVOLGIMENTO ESEMPLARE DELLE ELEZIONI NELL’EST DEL PAESE ED AFFLUENZA ALTISSIMA” 

 Comunicato stampa, n. 6

Bukavu, 30 luglio 2007

Giornata storica, oggi, per la Repubblica Democratica del Congo. Per la prima volta dopo 46 anni il Paese si reca alle urne per eleggere presidente e parlamento con elezioni libere e multipartitiche.

Qui nell’est del Congo, tutto si sta svolgendo in maniera esemplare. Dalle 6 di questa mattina i centres de vote sono aperti, ma già dalle quattro qualcuno si è messo in fila per votare. Le attese sono state lunghe e ordinate, davanti a ogni bureau de vote. All’interno, si è seguita diligentemente la complicata procedura, che la gente quasi sempre ha dimostrato di conoscere bene: prima l’identificazione e la verifica che il votante sia effettivamente registrato e non abbia già votato (l’inchiostro indelebile viola marca il pollice sinistro di chi ha già esercitato il suo diritto), poi si riceve la prima scheda, quella per scegliere il Presidente della Repubblica fra trentatrè candidati. Riposta la scheda nella prima urna, se ne riceve una seconda, ben più grande, su cui scegliere il proprio candidato al parlamento. Si vota e si depone la seconda scheda in un’altra urna. Assistono al voto i rappresentanti di partito e gli osservatori nazionali e internazionali. Di tanto in tanto, nella cabina (un parallelepipedo di cartone preformato, di due metri per sessanta cm) entrano in due. Nulla di strano, la legge lo prevede: è la procedura per il voto degli analfabeti, che possono avvalersi del supporto di una persona da loro scelta.

A mezzogiorno, nei centres de vote di Bukavu, un rapido calcolo diceva che avevano già votato circa la metà degli aventi diritto. L’affluenza è stata altissima, in questa regione del Congo, la più martoriata dalla guerra. Il giorno tanto atteso è finalmente arrivato e per le strade la gente mostra orgogliosa ed esultante il pollice marcato di viola.

Anche dai villaggi delle province del Nord e Sud Kivu le notizie sono incoraggianti: gli osservatori italiani che stanno monitorando il voto segnalano la grande partecipazione e la regolarità e calma che stanno caratterizzando il voto. Qualche piccola irregolarità procedurale qua e là è l’unica segnalazione ricevuta, ma se si pensa che il Paese organizza per la prima volta delle elezioni e che la gente non ha mai votato, i risultati sono strabilianti.

Alle 17, ora prevista per la chiusura, quasi tutti i seggi da cui abbiamo notizie hanno terminato e si apprestano allo spoglio. Si temeva che potessero ripetersi le lunghe code che si erano verificate lo scorso 18 dicembre, per il referendum costituzionale, quando l’altissimo afflusso e la scarsa organizzazione dell’evento avevano costretto all’ultimo minuto a prolungare di un giorno il voto. Ora invece, almeno qui nel Kivu, la meticolosa preparazione ha dato i suoi frutti e i seggi hanno chiuso all’ora prevista.

Qualunque sarà il risultato che uscirà dalle urne, l’importante era giungere al traguardo delle elezioni: una svolta storica per il Paese, una meta che la gente vive come la realizzazione di un sogno. Rimandate più volte nei mesi scorsi, nonostante i tentativi di boicottaggio di alcuni politici e le aspre critiche delle ultime settimane, alla fine il giorno del voto è arrivato e il sorprendente senso civico della popolazione ha permesso che tutto si svolgesse senza problemi.

 Giusy Baioni

R.d.Congo: festa a Bukavu per le elezioni multipartitiche

Unimondogiovedì, 03 agosto, 2006

Grande festa, lunedì sera, per le strade buie di Bukavu. Una folla immensa, formata soprattutto da bambini, ragazzi, giovani e donne, cantando e ballando si è riversata per le strade della città del Sud Kivu, inneggiando a quello che qui viene già definito “il nostro presidente”. Alle finestre dei 429 bureaux de vote (sezioni elettorali) sono stati appesi i risultati dello scrutinio delle votazioni di domenica scorsa: e per Joseph Kabila, in questa regione del Congo, è stato un plebiscito.

La notizia della vittoria locale di Kabila si è diffusa per tutto il territorio urbano e spontaneamente la gente, dalle 20 a mezzanotte, incurante dell’assenza di luce e delle strade sterrate e pericolose per le buche, ha festeggiato la vittoria del presidente uscente. “Avete lavorato benissimo – dicevano i giovani fermando per strada gli osservatori elettorali italiani – Grazie per esserci stati vicini in questi anni e in questo momento importante”.

“In questa regione si è sofferta la guerra ed è per questo che la gente ama Kabila, che viene considerato colui che ha portato il paese alla transizione verso la democrazia e la pace” spiega Donat Musemce, giornalista della locale Radio Maria. Nella capitale Kinshasa, invece, è in testa Jean-Pierre Bemba, seguito da Kabila e con, al terzo posto, Antoine Gizenga. La percentuale dei votanti in tutto il paese si aggira attorno all’85%, secondo i dati dei giornalisti delle diverse radio del Sud Kivu che, in occasione delle elezioni presidenziali, si sono uniti a formare un grande network per garantire la trasmissione unificata delle notizie.

Attualmente tutte le schede e i verbali elettorali sono stati recapitati presso i Centres Locals de Compilation des Résultats, che a Bukavu ha sede nello stabile della Commissione Elettorale Indipendente (CEI), per essere controllati; a mezzogiorno di ieri a Bukavu era stato ricontrollato il materiale di 285 dei 429 bureaux: il che significa, ha spiegato un responsabile della CEI, almeno altri tre giorni di lavoro. I dati verranno poi trasmessi alla sezione centrale della CEI, per essere pubblicati – in forma provvisoria – intorno al 20 agosto. Sarà poi la Corte suprema di giustizia a valutare l’iter e pubblicare ufficialmente il risultato del voto.

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