Non saranno le ingiuste sentenze a giustificare la nostra resa

19/01/2006

Questi nervi tesissimi e taglienti
tutti protesi come cavi spinati
nella concentrazione in una missione di giustizia e onore,
ora spezzati, sono schiantati al suolo,
ed io in frantumi con loro.

Tutta la forza d’animo espressa,
tutta la diplomazia esercitata,
tutta la violenza subita, e la non-violenza restituita ai miei violentatori,
adesso sono scorie di una pena
che sconto in un clima di tempesta emotiva, nevrosi, incubi notturni.

Sono reduce da un campo di battaglia
cui mi sono presentato disarmato,
ma credo di non aver incassato questa apparente sconfitta.

Nonostante la sentenza del giudice si è espressa a nostro sfavore
non è stata sconfitta l’aver posto sotto l’attenzione di sporadici media (pochi ma buoni),
e conseguentemente della coscienza civile,
ciò che il regime di apartheid israeliano esprime senza remora e vergogna.

Non è stata sconfitta se dal mondo politico cui mi sento maggiormente rappresentato
(suona ardimentoso ammetterlo)
sono giunti propositi di future benevole complicità
specie per domani, (inshallah)
quando l’opposizione sarà occupata dagli ignavi fascisto – xenofobi adesso al governo.

Non è stata sconfitta
soprattutto per i recenti segnali
che dall’interno della stessa società civile israeliana,
si sta muovendo qualcosa a nostro supporto,
a denuncia di questo ennesimo valico ostruito al dialogo della pace.

Qui e ora,
posso rivelare,
che oltre ad offerte di future assistenze legali,
che bypassando inconsapevoli amici hanno coinvolto importanti avvocati israeliani,
si è interessato a noi e speriamo ne possa nascere una forte alleanza,
una personalità di spicco della società intellettuale e attivista per i diritti umani in Israele
come è il Dottor Uri Davis.

Sebbene il giudice si è espresso contro di noi
(davvero sarebbe stato alquanto interessante avere posto una microscopia nella camera di consiglio per recepire ciò che i servizi segreti avevano da illustrare sul nostro conto al magistrato)
il fatto dicharato che l’appartenenza all’ ISM o a altre ong non preclude automaticamente la possibilità di varcare i confini israeliani è una cosa buona.

Il fatto che siano arrivate informazioni estere di un’attività anarchica concernente due di noi, invece continua a lasciare molto pensare.

I nostri prossimi passi saranno quelli di studiare tutte le sentenze passate e questa presenti (che metterò in rete entro breve),
di modo da elaborare una comune linea giuridica difensiva da esercitare in future azioni.

La black list, (il giudice l’ha nominata! per la prima volta! ma l’ha denominata “included list”….) riguarda oggi più di duecento fra operatori umanitari e attivisti pacifisti, se solo un quarto di loro si facessero ispirare dal nostro stesso spirito temerario, e tentassero ciò che a noi non è riuscito, credo che Israele si troverebbe in enormi difficoltà, e di opinione pubblica, e di alleanze politiche.

Altrimenti come interpellato da Jacopo Venier, credo sia doveroso ipotizzare che un prossimo governo di centrosinistra inizi a filtrare ai confini italici anche i cittadini israeliani in visita nel nostro paese, secondo la consuetudine che vuole uguglianza di trattamento, stipulando un buon accordo bilaterale fra due nazioni.

Da parte nostra non ci arrenderemo certo dinnanzi alla minaccia di nuove possibile detenzioni,
da parte mia, le forze di sicurezza e polizia israeliane devono ben mettersi in testa,
che più prendo botte,
più mi somministrano le loro vigorose dosi di superviolenza,
più cresce in me un innato desiderio di riscatto,
mi temprano e mi assetano
di sete di giustizia.

E poco importa
se ci denigrano come antiisraeliani,
o peggio filoterroristi, banditi

Non importa specie se pensiamo che bandito,
terrorista era tacciato Ghandi, seduto sui binari delle ferrovie inglesi, Martin Luther King che occupava le scuole proibite ai neri.

Non si chiudono le idee in una galera, (come mi ha scritto di recente un consigliere Ds della mia provincia citando Guccini)
e non si arrende la nostra straordinaria volontà di agire per la Pace.

Non si è sconfitta l’apartheid negli Usa in due giorni,
non si è liberata dal colonialismo inglese l’India in poco tempo,
Noi non ci arrendiamo all’idea che venga vietata la possibilità
di manifestare la solidarietà internazionale alla Palestina,
e di lavorare laggiù per la pace fra i due paesi in conflitto.

Pace e rispetto,
restiamo umani

Vittorio – Guerrilla radio

la mia lettera agli amici della arte subacquea