Vittorio Arrigoni: processo aggiornato al 3 novembre

Oggi la Corte Militare di Gaza City ha aggiornato al 3 novembre il processo ai responsabili della morte di Vittorio Arrigoni. L’udienza si è concentrata sugli elementi presentati dalla pubblica accusa e ritrovati sulla scena dell’omicidio. La Corte non ha accettato l’opposizione della difesa e ha preso agli atti quanto presentato dalla pubblica accusa.
(di Marta Fortunato)

Betlemme, 20 ottobre 2011. Si è svolta questa mattina nella corte militare di al-Mashtal a Gaza City la quarta udienza del processo per il rapimento e l’assassinio di Vittorio Arrigoni. Fissata inizialmente per lo scorso 17 ottobre, l’udienza era stata rinviata su richiesta del Pubblico ministero militare che oggi ha presentato in aula nuovi elementi che sono stati ritrovati sul luogo del delitto davanti alla casa degli imputati: un telefonino Jawwal contenente la ripresa del rapimento di Vittorio che è stata utilizzata per richiedere il riscatto, ed un computer con un hard disk esterno nel quale sono state ritrovate molte fotografie dell’uccisione di Vittorio, avvenuta lo scorso 15 aprile. Un’udienza velocissima, di soli 20 minuti, che verrà aggiornata il prossimo 3 novembre.

Tutti gli elementi ritrovati e portati come prove dal Pubblico Ministero appartengono a Tamer Hasasnah, uno dei quattro giovani palestinesi, membri di una presunta cellula salafita di Gaza, imputati dell’omicidio dell’attivista italiano.

Tamer ha riconosciuto che gli oggetti ritrovati sono di sua proprietà ma ha dichiarato di non essere l’autore dei video e delle foto contenute in essi. Assieme a lui, sono imputati nell’assassinio di Vittorio Mahmoud Salfiti, Khader Jram e Amer Abu Ghoula. Secondo l’accusa, tre di loro avevano premeditato l’omicidio assieme ai leader del gruppo, Abdel Rahman Breizat, mentre, secondo la versione della difesa, essi non erano consapevoli delle vere intenzioni del loro capo.

Oltre agli oggetti elettronici, il pubblico ministero ha presentato come elementi contro gli imputati il ritrovamento di due moto, utilizzate per l’omicidio dell’attivista italiano: una è stata utilizzata da Hasasnah ma è di proprietà di Mahmoud Salafiti, mentre la seconda è di proprietà di uno dei due capi del gruppo salafita rimasti uccisi dopo il sequestro di Vittorio in un conflitto con le forze di sicurezza di Hamas.

L’avvocato della difesa si è opposto agli elementi presentati dal Pubblico Ministero affermando di non essere stato a conoscenza e di non aver ricevuto questo materiale e ha messo in discussione il luogo e l’ora del ritrovamento di questi oggetti. Tuttavia la Corte non ha accettato l’opposizione della difesa e ha preso agli atti quanto presentato dal Pubblico Ministero.

La Corte Militare di Gaza City ha aggiornato al 3 novembre il processo ai responsabili della morte di Vittorio Arrigoni. Nella prossima udienza la difesa fornirà altri elementi che potrebbero contraddire quanto presentato oggi.

Dopo più di sei mesi dalla brutale uccisione di Vittorio Arrigoni, la sentenza finale sembra essere ancora lontana. I tempi “brevi” assicurati dalla procura militare di Hamas non sono stati rispettati.

La terza udienza, del 3 ottobre scorso, si era chiusa con la decisione di liberare Amer Abu Ghoula, accusato “solo” di aver offerto rifugio ai due capi salafiti, Breizat e al-Omari, rimasti uccisi la notte del 15 aprile. Amer, anche se in libertà, rimane comunque imputato nell’omicidio dell’attivista italiano che ogni giorno, tramite giornali e siti internet, raccontava la sofferenza del popolo di Gaza e accompagnava i contadini e i pastori palestinesi minacciati dal fuoco dei militari israeliani.

da Nena News

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