Vittorio Arrigoni: la terza udienza del processo

Gaza: ripreso e aggiornato il processo sull’omicidio di Arrigoni
Libero un imputato (di Michele Giorgio)

È durata meno di un’ora e non ha fatto registrare novità di rilievo la terza udienza, ieri a Gaza city, del processo per il rapimento e l’assassinio, lo scorso 15 aprile, di Vittorio Arrigoni, che vede alla sbarra quattro giovani palestinesi, membri di una presunta cellula salafita (i due «capi» del gruppo sono rimasti uccisi in un conflitto con le forze di sicurezza di Hamas). Il processo, davanti alla corte militare, è stato aggiornato al 17 ottobre. Per la sentenza si annunciano tempi più lunghi rispetto a quelli «ragionevolmente brevi» assicurati dal capo della procura militare di Hamas.

Eppure anche ieri non sono mancati alcuni colpi di scena. In apertura di udienza abbiamo appreso che uno degli imputati non è più detenuto. Si tratta di Amer Abu Ghoula, che aveva dato rifugio ai due «capi» in fuga. Viene processato, ma a piede libero. Inoltre è venuto fuori un dato errato verbalizzato durante le indagini. Le carte riportano che una fotoreporter italiana, Simona Ghizzoni, sarebbe stata una delle prime persone ad arrivare, assieme ad un collega palestinese, all’appartamento dove è trovato il corpo senza vita di Vittorio quando si è diffusa la notizia dell’assassinio. Circostanza smentita categoricamente da Ghizzoni che ha precisato di non essere mai entrata in quella casa e di aver visto la salma di Vik soltanto all’ospedale “Shifa”, dove era stata trasportata per il riconoscimento.

Un errore compiuto probabilmente durante la verbalizzazione delle deposizioni rese da amici e conoscenti di Vittorio, che si aggiunge alla discrepanza emersa il 22 settembre tra il verbale dell’interrogatorio e quanto dichiarato dagli imputati nel filmato delle loro confessioni girato dagli inquirenti. Ieri la difesa inoltre ha notato che non tutti gli oggetti rilevanti registrati nell’appartamento dalla polizia scientifica sono stati poi consegnati al medico legale per ulteriori riscontri. Il pubblico ministero ha smentito e ha annunciato che alla prossima udienza porterà all’attenzione della corte ulteriori prove della colpevolezza degli imputati e chiederà di ascoltare altri testimoni.

Ieri il dibattimento si è concentrato sui dati raccolti dalla polizia sulla scena dell’assassinio. Sono stati ascoltati due testimoni, tra cui il dottor Alaa al Astal, l’anatomo-patologo di Gaza che ha effettuato l’autopsia del cadavere di Vittorio. Astal ha confermato la morte avvenuta per strangolamento e che la vittima aveva subito percosse e un violento colpo alla testa mentre era con le mani e i piedi legati. Continuiamo perciò ad aspettare il momento in cui gli imputati saranno chiamati a spiegare le ragioni che li hanno portati a sequestrare Vik che alla gente di Gaza aveva dedicato la vita.

Da Il Manifesto

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