"...e se ho ancora la forza di raccontare della loro fine è perchè voglio rendere giustizia a chi non ha più voce, forse a chi non ha mai avuto orecchie per ascoltare".
"Il mio appartamento di Gaza dà sul mare. Ha una vista panoramica che mi ha sempre riconciliato il morale, anche quand'ero affranto per la miseria a cui è costretta una vita sotto assedio. Prima di stamattina. Quando dalla mia finestra si è affacciato l'inferno. Ci siamo svegliati sotto le bombe oggi a Gaza, e molte sono cadute a poche centinaia di metri da casa mia. E molti miei amici ci sono rimasti sotto"
"Avete presente Gaza? Ogni casa è arroccata sull'altra, ciascun edificio è posato sull'altro. Gaza è il posto al mondo a più alta densità abitativa, per cui se bombardi a diecimila metri di altezza è inevitabile che tu faccia una strage di civili. Ne sei cosciente e colpevole, non si tratta di errore, di danni collaterali. Così bombardando la caserma di polizia di Al Abbas, in pieno centro, è rimasta coinvolta nelle esplosioni anche la scuola elementare lì a fianco. Era la fine delle lezioni e i bambini erano già in strada, decine di grembiulini azzurri svolazzanti si sono macchiati di sangue. Durante l'attacco alla scuola di polizia Dair Al Balah, si sono registrati morti e feriti nel suq vicino, il mercato centrale di Gaza. Abbiamo visto corpi di animali e di uomini mescolare il loro sangue in rivoli che scorrevano lungo l'asfalto. Una Guernica fuoriuscita dalla tela per trasfigurarsi nella realtà."
"Personalmente non mi muovo da qui perchè sono gli amici ad avermi pregato di non abbandonarli. Quelli ancora vivi, ma anche quelli morti, che come fantasmi popolano le mie notti insonni. I loro volti diafani ancora mi sorridono".
"I crimini di cui si sta macchiando Israele in queste ore vanno oltre i confini dell'immaginabile. I soldati non ci permettono di soccorrere i superstiti di questa immensa catastrofe innaturale. Quando i feriti si trovano in prossimità dei mezzi blindati israeliani che li hanno attaccati, a noi sulle ambulanze della mezza luna rossa non è concesso avvicinarci, i soldati ci bersagliano di colpi".
"Questa non è una guerra, perchè non ci sono due eserciti che si danno battaglia su un fronte: è un assedio unilaterale, condotto da forze armate (aviazione, marina ed esercito) tra le più potenti del mondo, sicuramente le più avanzate in fatto di tecnologia militare, che hanno attaccato una misera striscia di terra di 360 kmq, dove la popolazione si muove ancora sui muli e dove c'è una resistenza male armata la cui unica forza è quella di essere pronta al martirio".
"Sfilano timorosi con lo sguardo rivolto verso l'alto, arresi ad un cielo che piove su di loro terrore e morte, timorosi della terra che continua a tremare sotto ogni passo, che crea crateri dove prima c'erano case, scuole, università, mercati, ospedali, seppellendo per sempre le loro vite. Ho visto carovane di palestinesi disperati in fuga da Jabalia, Beith Hanoun e da tutti i campi profughi di Gaza, andare ad affollare, come terremotati, le scuole delle Nazioni Unite. Come vittime di uno tsunami che giorno per giorno sta inghiottendo la Striscia di Gaza e la sua popolazione civile: senza pietà, senza alcun riguardo per i diritti umani, facendo carta straccia delle convenzioni di Ginevra. Soprattutto senza che nessun governo occidentale muova un dito per fermare questi massacri, per inviare qui personale medico, per fermare il genocidio di cui si sta macchiando Israele".
"Davanti all'ospedale Al Awada siamo stati testimoni (e abbiamo filmato) dell'utilizzo di bombe al fosforo bianco, cadute a circa cinquecento metri da dove ci trovavamo, troppo lontano per essere certi che sotto gli Apache israeliani ci fossero dei civili, ma tremendamente troppo vicino a noi. Il Trattato di Ginevra del 1980 prevede che il fosforo bianco non debba essere usato direttamente come arma di guerra nelle aree divili, ma solo come fumogeno o per illuminazione. Non c'è dubbio che utilizzare quest'arma sopra Gaza, una striscia di terra dove si concentra la più alta densità abitativa del mondo, è già un crimine a priori".
"Mi chiedo come Israele possa definirsi civile e democratico se, per stanare e uccidere un suo nemico nascosto in un edificio abitato, il suo esercito non esita un attimo ad abbatterlo seppellendoci sotto decine di innocenti. Rifletteteci un attimo, sarebbe come se l'esercito italiano, per catturare un pericoloso boss mafioso, iniziasse a bombardare pesantemente il centro di Palermo".
"Ci sono terribili catastrofi naturali inevitabili a questo mondo, come i terremoti e gli uragani. A Gaza è in corso una catastrofe umanitaria innaturale perpetrata da Israele ai danni di un popolo che vorrebbe ridotto alla più completa miseria e sottomissione. Una popolazione disperata che non trova più il latte e il pane per nutrire i suoi figli. Che non piange neanche più i suoi lutti perchè anche agli occhi è stata imposta una dieta ferrea. Il mondo intero non può ignorare questa tragedia e, se lo fa, non includeteci in questo mondo".
"Gira voce che Olmert avrebbe fatto sapere ai suoi che il raggiungimento di 1.000 vittime civili è il termine ultimo per arrestare questa brutale offensiva infanticida. Un po' come succede alla Vucciria di Palermo, dove i quarti di manzo sgocciolano sangue all'aperto e si contratta la carne un tanto al chilo".
"Quando emergeranno le enormi distruzioni della Striscia di Gaza, non potrò più andare ad Amsterdam per turismo, ma solo per comparire davanti al Tribunale Internazionale dell'Aja". Ministro israeliano (anonimo)
"Analizzando questi tempi, il futuro pronuncerà la sua sentenza inappellabile su come l'odio fosse il sentimento più puro, e il livore verso il diverso muovesse eserciti e fosse il collante di intere masse di uomini. Non è necessario che i miei detrattori e chi mi vorrebbe morto compongano quel numero, l'esercito israeliano sa benissimo dove trovarmi anche questa notte, sto sulle ambulanze dell'ospedale Al Quds di Gaza City".
"Come me, la stragrande maggioranza dei palestinesi non crede che la migliore risposta all'occupazione israeliana e a questo massacro in corso siano gli attentati, i kamikaze e i razzi Sderot. Il boicottaggio è pacifista, non violento, la migliore risposta umanamente accettabile all'imbarbarimento di un conflitto che rende disumano ogni gesto".
"Io spero nell'aiuto degli europei, perchè Israele non porrà fine all'occupazione fin quando l'Europa non gli dirà «basta». Solo una pressione da parte dei paesi civili e democratici può cambiare la situazione e riportarci la felicità. La situazione attuale - in cui a dettar legge è l'esercito - non può essere cambiata dall'interno. Per i valori di cui è portatrice, l'Europa non può continuare a collaborare con Israele. 729 deve diventare la nostra shoah: mai più!" Ahron Shabtai, poeta israeliano
"Dante non avrebbe potuto immaginare gironi dei dannati così infernali come le corsie degli ospedali di Jabalia. La legge del contrappasso qui è applicata al contrario. Tanto più innocente è la vittima, tanto meno viene risparmiata dal martirio delle bombe".
"Rimanere immobili, in silenzio, significa sostenere il genocidio in corso. Urlate la vostra indignazione in ogni capitale del mondo «civile», in ogni città, in ogni piazza, sovrastate le nostre urla di dolore e terrore. C'è una parte di umanità che sta morendo in pietoso ascolto".
"Alla fine la nostra imbarcazione del Free Gaza Movement non è giunta al porto di Gaza. A 100 miglia dalla meta designata, in acque internazionali, è stata intercettata da 4 navi da guerra israeliane, disposte a far fuoco e ammazzare il nostro carico di medici, infermieri e attivisti per i diritti umani. Nessuno deve ostacolare la mattanza di civili che continua ininterrottamente da tre settimane".
"A est di Jabalia, dinnanzi al confine, testimoni oculari parlano di decine di corpi in putrefazione per le strade, le loro carni putrescenti divorate dai cani. Ci sono anche centinaia di persone impossibilitate a muoversi, diverse sono ferite: le ambulanze non possono arrivare nell'aria perchè ovunque ci sono cecchini che sparano. I palestinesi sono stanchi di essere massacrati nell'indifferenza generale e in molti accusano anche la Croce rossa internazionale e l'Onu di non fare abbastanza, di non ottemperare in pieno al loro dovere, di non rischiare la loro vita per salvarne centinaia di altre. Andremo noi dell'Ism, a piedi, con delle barelle, laddove l'umanità ha oltrepassato i suoi confini e si è eclissata".
"I soloni coi culi di pietra poggiati nei salotti buoni della politica discettano di strategie belliche e di guerra contro Hamas, mentre qui ci stanno letteralmente massacrando. Bombardano gli ospedali e c'è chi ancora si pronuncia sul «diritto di Israele all'autodifesa». In qualsiasi stato che si definisca minimamente civile, l'autodifesa è proporzionale all'offesa".
"Ai Marco Travaglio, ai Piero Ostellino, ai Pierluigi Battista e agli Angelo Panebianco che insistono con la loro solfa imputando ad Hamas la responsabilità di questo genocidio in quanto trasgressore della tregua fra Israele e Palestina, vorrei ricordare la posizione delle Nazioni Unite. Il professore Richard Falk, relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha espresso idee chiare in proposito: Israele ha di fatto rotto la tregua in novembre sterminando bellamente 17 palestinesi. Nel mese di novembre si erano registrate zero vittime israeliane, zero vittime come in ottobre, come in quello precedente e in quello precedente ancora. L'ho ha ricordato recentemente l'ex presidente Usa, premio Nobel, Jimmy Carter. Dispiace che giornalisti come Travaglio, che stimavamo perchè estremo baluardo di una informazione libera e quanto più possibile veritiera, si siano messi l'elmetto dell'esercito israeliano e intrattengano le masse dinnanzi al tubo catodico dilettandosi nello sport più di moda da queste parti: il tiro a segno sugli infanti".
"Vi confesso che il mio «restiamo umani» ha vacillato spesso in questi ultimi giorni, ma resiste. Resiste come l'orgoglio, l'attaccamento alla terra natia intesa come identità e diritto all'autodeterminazione della popolazione di Gaza, dai professori di Gaza alla gente incontrata per strada, medici e infermieri, reporter, pescatori, agricoltori, uomini, donne adolescenti, quelli che hanno perso tutto e quelli che non avevano più nulla da perdere, fino all'ultimo fiato in gola mi esprimono l'inshallah di una vittoria vicina, il sincero convincimento che le loro radici raggiungono profondità tali da non poter essere recise da alcun bulldozer nemico".
"Da un paramedico della Croce rossa ho ascoltato il resoconto del loro arrivo sulla scena del massacro di Zaitun. Un bambino, visibilmente denutrito, stava accucciato davanti al corpo della madre in avanzato stato di decomposizione. Per quattro giorni si era preso cura di quel corpo come se fosse ancora vivo; l'aveva asciugato dal sangue sulla fronte e strisciando fra le macerie di quella che era stata la sua casa si era procurato acqua, pane e dei pomodori, che aveva posato vicino al viso della madre morta. Pensava stesse semplicemente dormendo. I soccorsi della Croce rossa impediti dai cecchini israeliani, sono riusciti a raggiungere il luogo del massacro solo parecchi giorni dopo".
"Lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua ha detto ieri su Ha'aretz: «Uccidiamo i loro bambini oggi per salvarne tanti domani». Temo che il suo Viaggio alla fine del Millennio sia terminato a bordo di un carro armato parcheggiato dinanzi a un ospedale in fiamme. Voltaire invitava a rispettare qualsiasi opinione, io invito a smetterla di gettare i semi dell'odio che qui, innaffiati di sangue, alimentano il germe di un risentimento insanabile".
"A Gaza solo i morti hanno visto la fine della guerra. Per i vivi non c'è tregua che tenga alla battaglia quotidiana per la sopravvivenza. Senza più acqua, gas, corrente elettrica, senza più pane e latte per nutrire i propri figli. Migliaia di persone hanno perduto la casa. Dai valichi entrano aiuti umanitari col contagocce e si ha come la sensazione che la benevolenza dei complici dei massacratori sia solo temporanea".
"Domani il segretario gnerale dell'Onu Ban Ki-Moon verrà a visitare Gaza, siamo certi che John Ging, a capo dell'Agenzia per i profughi palestinesi, ne avrà da raccoglierne; dopo che Israele ha bombardato due scuole delle Nazioni Unite, ha assassinato 4 suoi dipendenti, ha colpito e distrutto il centro dell'Unrwa di Gaza City, riducendo in cenere tonnellate di medicinali e beni alimentari destinati alla popolazione civile".
"Abbiamo incrociato il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon mentre ci muovevamo sul nostro taxi sgarrupato: un lungo corteo di suv nuovi fiammanti con i vetri oscurati e gli stemmi "UN" sgommava per Gaza City come se la terra gli tremasse sotto le ruote. In effetti è stato così fino all'altro ieri".
"Ho varcato la soglia di casa, davanti al porto di Gaza City, dopo parecchi giorni di assenza. Tutto è rimasto come l'avevo lasciato: la bombola del gas continua a soffrire di stenti, e rimpinguarla costa troppo, la corrente elettrica resta tagliata da una cesoia straniera. E' mutato il panorama godibile dalle mie finestre, non riconcilia più il morale affranto dalla miseria di una vita sotto l'assedio israeliano, ma rigira il coltello nella piaga di un trauma irremovibile: la testimonianza di un massacro. Dalla stazione dei pompieri, a venti metri dal mio uscio, non resta che un enorme cratere in cui, come a voler esorcizzare il terrore dei genitori, bighellona un gruppo di bambini."